L’
a. XLV, n. 2, ottobre 2025
Rivista di storia contemporanea
impegno
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2025
Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea
nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia
Rivista edita con il contributo di
Filippo Colombara
Culture popolari e sistemi simbolici nei conflitti sociali e politici del primo dopoguerra
Massimiliano Franco
I comunisti biellesi alla metà degli anni venti
Piero Ambrosio
altre storie di sovversivi biellesi emigrati in francia. parte II
Nicolò D’Oria
La risata della Resistenza. La vicenda processuale di Giovanni Arlone e i volantini satirici
come strumento di lotta antifascista
Monica Schettino
La ricostruzione del massacro delle Fosse Ardeatine nel settimanale “Fermenti” del 1 luglio 1944
Francesca Bottana
La provincia di Vercelli occupata. Le Militärkommandanturen e lo sfruttamento delle risorse
Andrea Brignone
Il “tempio della discordia”. L’eroica e disfunzionale Repubblica dell’Ossola
Corrado Mornese
I tre fratelli Vallana di Maggiora uccisi nelle guerre mondiali. Una storia inedita e tragica
Tomaso Vialardi di Sandigliano
Operazione MH/Chaos. 1967-1974
Luca Lavarino
Relazioni russo-sabaude a Berdjansk où le commerce se trouve presque exclusivement exploité
par le pavillon sarde
Gianni Galli
Anna Cardano, Novara e la Shoah (recensione)
Ci hanno lasciato
Poste italiane - Spedizione in a. p. -70% aut. Drt/Dcb/Vc
Con il sostegno di
ISSN 0393-8638
€ 15,00
saggi
Tomaso Vialardi di Sandigliano
Operazione MH/Chaos
1967-1974
Political science has long taken for granted
the idea that the state holds a monopoly
on the legitimate use of force within a given territory.
Susan Burgess & Kate Leeman
Gli inizi degli anni sessanta marcarono gli Stati Uniti con un crescendo di violenza
razziale nei ghetti neri e portoricani tra i due poli della società, White Supremacy e
Black Power, che raggiunse l’acme tra il 1964 e il 1967 con la guerra in Vietnam.
L’intersezione tra le galassie Black Power Party e Student Nonviolent Coordinating
Committee in un bridging concettuale contro l’American imperial expansion e la
sua «colonial war of aggression» (Higgins 2013), portò la maggiore ondata di disordini dalla guerra civile, mettendo
in discussione dalle radici quella
traditional American society che
aveva trovato l’unificazione delle
sue profonde diversità nella Constitution and Declaration of Independence del 1776. Negli scontri
con una polizia fuori controllo ci
furono morti e feriti.
Bruciavano università e piazze,
nelle città la Guardia nazionale
aveva affiancato la polizia ed erano state messe in allarme anche le
forze armate con l’opzione di un
intervento con «armored units»
Rivolte a Detroit, 1967
(Scheips 2005).
Ai movimenti del Student Nonviolent Coordinating Committee si affiancarono
tutte le «movement families» (della Porta & Rucht 1991) più o meno violente del
Congress of Racial Equality e della Martin Luther King’s Southern Christian Leadership Conference. Le rivolte coinvolsero San Francisco, New York, Los Angeles,
Chicago, Cleveland, Newark, Washington e Detroit, dove gli operai della Motor
City si unirono alla urban guerrilla war, costringendo il presidente Johnson a firmare l’Executive Order 11364 che autorizzava le forze armate a intervenire (24 luglio
1967).
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Il Fbi aveva sotto controllo tutti i «domestic subversive extremist groups» che nascevano negli strati sociali bassi e nei ghetti di colore (Communist Party [Cpusa],
Socialist Workers’ Party, Black Nationalist Hate Groups [Black Panther Party1],
Puerto Rican Nationalist Group, Socialist Movements, New Left) attraverso Cointelpro, acronimo di un programma di «domestic surveillance and a psychological war
fare counterintelligence»2 (Ogbogu 2020), erede del contagio psicologico dell’Age
of McCarthyism, attivo fino dal 19563, finalizzato a neutralizzare/paralizzare tutti
i gruppi dissidenti, e, soprattutto, prevenire «the rise of a “messiah”»4 che avrebbe
potuto unificare e infiammare «the militant Black Nationalist movement». In particolare, dal 1957 il Fbi era riuscito a fare di un leader delle Communist Front Organizations (Morris Child) un double agent che operò tra Stati Uniti, Russia, Cina e
Cuba in una lunga operazione di spionaggio (codename Solo5 aka CG 5824-S). I
finanziamenti sovietici al Communist Party, largamente dilapidati dai «Cpusa’s lea
ders for their own lifestyles»6, erano stati individuati nella loro totalità da Cointelpro,
ma per Hoover, incapace di distinguere tra intenzioni e reali capacità del Cremlino di gestire una conspiracy, erano la prova che dietro la crescente violenza nelle
piazze ci fosse una «foreign intelligence». Black Radical Movement e minaccia del
comunismo divennero una cosa sola7. Una conspiracy di fatto solo potenziale, come
dimostrano gli archivi di Mosca: il Kgb considerava tutti i Black Activist Groups,
Black Panthers in testa, «insufficiently orthodox to Soviet ideological worldview», e
gli Student Protesters poco gestibili (Andrew & Mitrokhin 1999; Vialardi di Sandigliano & Viviani, 2006).
Nel 1959, nonostante l’opposizione di Hoover, il presidente Eisenhower aveva
ordinato alla Cia di infiltrare, schedare e assoldare cubani in fuga dal trionfo rivolu1
«The Black Panther Party, without question, represents the greatest threat to internal se
curity of the country» (Edgar Hoover, 1969).
2
Attraverso la “domesticazione” dei meccanismi psicologici che governano le folle intese come soggetto collettivo, basato sulla legge della unità mentale delle folle di Gustave Le
Bon (Psychologie des foules, 1895), nella interpretazione statunitense della connessione tra
“dottrina politica” e “psicologia collettiva” («The subject accepts uncritically the idea sug
gested to him and carries it out almost automatically», Sidis 1898). La sua elaborazione, ovvero la manipolazione delle percezioni che inferiscono nei processi cognitivi di «individuals,
groups and societies in a way that affects their decision-making processes and ultimately their
behaviour» (van der Klaauw 2023), è alla base del Cognitive Warfare Concept in via di approvazione da parte del Military Commettee Nato.
3
Communist activities in U.S. [Cointelpro genesis], Dwight D. Eisenhower Library
(Ddel), National Security Council (Nsc) Series, 279th Meeting, Box 7, 8 marzo 1956.
4
Edgar Hoover to Fbi field offices, memo, 4 marzo 1968.
5
Memorandum from A.H. Belmont to L.V. Boardman, Fbi Vault Solo, v. 1, 30 agosto 1957.
6
Memorandum from F.J. Baumgardner to A.H. Belmont, Fbi Vault Solo, v. 13, 25 agosto
1959; Memorandum from SAC New York to Director, Fbi, v. 99, January 25, 1966; Memo
randum from SAC New York to Director, Fbi, v. 116, 5 settembre 1967.
7
«Communists are evil. Black nationalism is evil. Put them together - it’s the ultimate evil»,
Jesse Silva (Hoban 2021).
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Proteste anti Vietnam contro il presidente Johnson, 1966
zionario di Fidel Castro per un «future use» contro lo stesso Castro, che si rivelò non
particolarmente brillante (Operazione Zapata, Baia dei Porci, 20 aprile 1961). La
Cia considerò quindi una estensione tacita del proprio atto costitutivo del 1947 monitorare singoli soggetti e reclutare infiltrati «within different émigré organizations»
anche sul suolo statunitense, tanto che nel gennaio 1964 creò per queste operazioni
la Covert Domestic Operations Division per una sedicente collaborazione con il Fbi.
Nell’estate 1967 gli Stati Uniti bruciavano, alla Casa Bianca crebbe la sindrome di
essere «under siege» e Hoover fece entrare le piazze nella guerra fredda con reports
univoci: tutte le sommosse avevano il «clandestine Soviet support»8. Se era vero che
il Kgb non aveva la capacità effettiva di organizzare le sommosse, riuscì comunque
ad alimentare la rabbia dei movimenti razziali e di protesta attraverso covert actions
e active measures mirate, come confermò il long-serving Kgb officer Oleg Kalugin,
operativo apicale negli States negli anni sessanta e settanta: «non avevamo limiti […]
eravamo dietro tutto e dietro a tutti» (Kalugin 1994). Teoria non nuova nella intel
ligence community di quegli anni che, sotto l’influenza dello spymaster Angleton,
aveva fatto della Unione Sovietica il proprio focus.
Il 28 luglio il presidente Johnson, che «simply could not believe that American
youth would on their own be moved to riot and protest» (Helms 2003), costituì la National Advisory Commission on Violence and Civil Disorders (Kerner Commission)
per una indagine complessiva sugli avvenimenti. Senza aspettare le conclusioni della
«La sovversione e la violenza negli Stati Uniti oggi offrono ai Servizi di Intelligence avversari opportunità senza precedenti […]. Il maggiore e più preparato di questi Servizi è il Kgb»,
Edgar Hoover, Special Report Interagency Committee on Intelligence, 25 giugno 1970.
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Commissione, ai primi di agosto convocò il direttore della Cia (Dci) Richard Helms,
ordinandogli una conferma dei reports di Hoover. Helms fece notare il rischio per la
Cia «to work close to the line of its founding charter», remora per lo meno bizantina
viste le operazioni che “the Agency” aveva in atto proprio all’interno degli States.
Nei giorni che seguirono, Helms creò lo Special Operations Group (Sog), assegnandolo non al Directorate of Operations, come sarebbe stato logico, ma, «in order to
protect sources and method», al Counterintelligence di Angleton9, la cui «culture of
secrecy» garantiva invisibilità al Sog («closed off from other Agency operations»10),
incaricando contemporaneamente il Deputy Director for Plans Thomas Karamessi
nes dei compiti esecutivi. Tutto avvenne oralmente e la prima traccia scritta di un
«domestic intelligence collection program» è in un memorandum di Karamessines
ad Angleton del 15 agosto11 in cui, delineando l’operazione, gli chiedeva un nomi
nativo da mettere a capo del Sog. Angleton scelse il suo Chief Counterintelligence
Deputy Richard Ober12.
Il 17 agosto un cifrato a tutte le Cia, “Field Stations and Bases”, ordinava che
i cifrati per il Sog dovevano portare il crittonimo Rybat (High Level of Secrecy) e
chiariva i compiti del progetto: «l’obiettivo è scoprire in che misura Sovietici, Cinesi
e Cubani sfruttano i nostri problemi interni in termini di spionaggio e sovversione».
La transnazionalità delle piazze si evidenziò il 31 ottobre nelle dimostrazioni contemporanee in più di una ventina di nazioni, che accompagnarono gli oltre cinquantamila dimostranti in marcia sul Pentagono coordinati dal National Mobilization
Committee to End the War in Vietnam, la 82nd Airborne Division schierata a difesa.
Fu l’inizio della fine del “Myth of America’s Golden Age”.
La Casa Bianca incalzò Helms per avere risposte. Ober preparò un interim study
(International Connections of the United States Peace Movement) con le poche e
divergenti notizie raccolte, che Helms consegnò al presidente il 15 novembre. Le
risultanze di infiltrazioni straniere nei «radical students, antiwar activists, draft re
sisters and deserters, black nationalists, anarchists and assorted New Leftists» erano sostanzialmente negative, però, scrisse Helms, c’era stato poco tempo per una
indagine approfondita. Johnson ordinò ulteriori indagini, ma i due memorandum
successivi furono dello stesso tenore, paralleli alle conclusioni della Kerner Commission (29 febbraio 1968): non c’erano evidenze che le rivolte fossero il risultato
di una «foreign conspiracy», ma la causa principale era il razzismo bianco e la «white
Angleton non fu tra gli estensori di Chaos, errore sovente ripetuto da molti storici di
intelligence.
10
Final Report of the Select Committee to Study Governmental Operations with Respect
to Intelligence Activities, Book III: Supplementary Detailed Staff Reports on Intelligence
Activities and the Right of Americans, U.S. Congress, Senate, Select Committee to Study
Governmental Operations with Respect to Intelligence Activities, 94th Congress 2d sess.
Rept.,1976.
11
Thomas Karamessines, Overseas Coverage of Subversive Student and Related Activities,
Memorandum for Chief, CI Staff [James Angleton], 15 agosto 1967.
12
Richard Ober Papers, Hoover Institution Library and Archives (Hila), box 1, folder 2.
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America» era in gran parte responsabile dei «Black rioting and rebellion». Nella convinzione che «the conspiracy remained alive and hidden», per Johnson tutti i reports
erano «dissatisfying», per cui ordinò a Helms di intensificare la ricerca della «clan
destine foreign influence».
L’uccisione di Luther King e Robert Kennedy (aprile e giugno 1968) con le
rivolte razziali che seguirono, coinvolgendo anche basi militari in Vietnam con
scontri tra «black and white soldiers»,
dimostrarono la necessità di un domestic
control più stretto. In una riunione con
Karamessines e Angleton del 4 luglio
Helms decise di consolidare nel Sog tutte
le indagini della Intelligence Community sui gruppi eversivi, facendo confluire
anche le schedature Cointelpro del Fbi:
informazioni su viaggi all’estero, contatti,
corrispondenza e comunicazioni telefoni
che di singoli attivisti e gruppi dissidenti,
ma anche di semplici cittadini intercettati
“a strascico” (three-hop). Le schedature
erano completate con le indagini delle
stazioni Cia estere. A mano a mano che
il materiale confluiva era analizzato, indicizzato e archiviato in un nuovo sistema
informatico centrale (Hydra) creato da
Ober. Il sistema era basato sul principio
“need-to-know-principle”, principio della “necessità di sapere”, che permette di
limitare l’accesso alle sole informazioni “Quicksilver Times”, giornale underground di
per le quali un utente, in base ai compiti controcultura di sinistra radicale, 1969
assegnati, ha necessità di accedere.
In altri termini, inserendo un nominativo, un operativo Cia poteva accedere solo
alle informazioni autorizzate dal suo livello di accreditamento, fatto che non permetteva di risalire verticalmente al Sog (Wegener 2020). Inoltre, il Sog creò due
sottoprogrammi di “preventive intelligence”: Resistance, con il compito di securiz
zare gli infiltrati dal Sog nei campus universitari e gli agenti di polizia incaricati di
identificare in tutto il Paese pacifisti, dissidenti politici, gruppi di attivisti neri e della
sinistra radicale; Merrimac, con il compito di raccogliere informazioni su gruppi di
estremisti che potevano rappresentare una minaccia diretta per le strutture e il personale della Cia.
Se fino a quel momento il compito del Sog era stato un mix di investigazioni interno/esterno, con l’allargamento delle indagini agli americani che viaggiavano
all’estero e il memorandum di Helms del 6 settembre 1969 a tutti i Deputy Di
rectors che delegava la Cia su tutte le «operational responsibilities» di ogni indagine
relativa al «radical milieu», il Sog divenne a tutti gli effetti una struttura specialistica.
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A completamento dei quadri furono richiamati elementi dell’“Old Boy Network”
(Oss) complementari nelle esperienze e il progetto divenne esecutivo il 3 luglio
1968 con il cifrato 13667 a tutte le “Field Stations and Bases” che portava l’indicatore Rybat MH/Chaos13, definendolo «a sensitive, high-priority program concerning
foreign contacts with U.S. individuals and organizations of the radical left. Included
in this category are radical students, anti-Vietnam, War activists, draft resisters and
deserters, black nationalists, anarchists and assorted new leftists», con particolare
attenzione su «foreign direction, control, training or funding of any of these radical
left groups». Il cifrato fu trasmesso il 10 luglio anche a tutte le Domestic Bases, portando quindi Chaos anche all’interno degli Stati Uniti.
Le rivolte dei New Left Terrorist Groups raggiunsero l’Europa14 con apice il
“magg io francese”; nuove le icone, “Che” Guevara, Viet Cong e persino Mao Zedong, tedofora la internazionalizzazione del Vietnam Veterans Against the War.
Iniziate anche in Francia nelle università e poi nelle piazze con a fianco gli operai,
furono una contestazione politico-culturale multiforme e controversa con centinaia di feriti e sette morti, un momento di illusione anarchico-rivoluzionaria di mar
xismo critico esportabile, fermato dal carisma di de Gaulle con le elezioni di giu
gno, dopo essersi assicurato l’appoggio delle forze armate di stanza in Germania
(Jacques Massu, 29 maggio 1968).
Diverse e più pericolose furono le manifestazioni nella Germania Ovest, che
ebbero come centro la guerra in Vietnam, ma focalizzate sulla presenza militare
americana vista come la forza di occupazione che aveva imposto la svolta atlantista
del governo di Kurt Kiesinger. Cancelliere con un passato nazista al Ministero degli Esteri di von Ribbentrop e voce della propaganda radiofonica esterna di Goebbels, alla chiusura delle basi Nato in Francia (1966) aveva aperto quelle della Germania Ovest ai rifornimenti dei B52 statunitensi che ripartivano per bombardare
il Vietnam. Conseguenza fu l’incendio dei grandi magazzini Kaufhaus&Schneide
di Francoforte (2 aprile 1968). Tre dei quattro incendiari si rifugiarono prima in
Francia, poi a Milano, e al ritorno in Germania fondarono la Rote Armee Fraktion15 (Banda Baader-Meinhof, 14 maggio 1970, poi Rote Armee Fraktion), forse
il gruppo terroristico/rivoluzionario più violento di quegli anni, con finanziamenti
saltuari d Kgb e Stasi nonostante la deriva ideologica (marxismo-leninismo maoista)
e addestramento in Cisgiordania e a Gaza.
13
Il digramma MH definisce una operazione “worldwide”. Compaiono anche altri due digrammi, SR e HR, di significato ambiguo perché ancora “classified”. Il codename Chaos fu
casuale, Karamessines lo aveva scelto perché era il primo crittonimo libero della “sterile list”
della Cia (Helms 2003).
14
Vangelo di tutti i gruppi terroristico/rivoluzionari fu il Minimanual do guerrilheiro ur
bano, del guerrigliero brasiliano Carlos Marighella (1969).
15
Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della manca
ta individuazione dei responsabili delle stragi, Senato della Repubblica, Camera dei deputati, XIII legislatura, doc. XXIII n. 64, v. I, tomo V, parte seconda, 31 luglio 2000.
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Anche in Italia tutto partì dalle università con l’occupazione della facoltà di Sociologia di Trento, da cui emersero Mara
Cagol e Renato Curcio (fondatori del
primo nucleo delle Brigate rosse, 1970),
Mauro Rostagno e Giorgio Pietrostefani
(fondatori di Lotta continua, 1969). Con
maggio furono occupate tutte le università eccetto la Bocconi. Uscita dall’ambito universitario, la protesta si trasformò
in violenza con la militarizzazione dello
scontro tra aree politiche avverse (teoria degli “opposti estremismi”, l’ambiguo sintagma caro alla sloganistica della
“strategia della tensione”16 che coprì un
terrorismo polivalente, legittimando il
“terrorismo di Stato” come strumento
politico).
Nell’elenco dei venti paesi dove il Sog
Falso Field Manual 30-31 della Direttiva
Westmoreland
operò non compaiono Germania e Italia,
pur essendo tra quelli più attenzionati.
Se poco si conosce delle azioni di Chaos in Germania perché occultate nelle pieghe
del Bnd17 di Gehlen-Wessel, in Italia appaiono in una filigrana di non semplice analisi perché incrociarono altre operazioni Cia/Sifar/Sid/Sismi/Uar18 (Ministero degli
Interni, Operazione manifesti cinesi et alia), in quel terreno di manipolazione della
violenza che furono gli “anni di piombo”. Non va dimenticato che i primi tre diretto
16
L’espressione «strategy of tension» appare la prima volta nel britannico “The Observer”
del 14 dicembre 1969, in un pezzo sulla strage di piazza Fontana che legava la Grecia della
“giunta dei colonnelli” in appoggio a gruppi fascisti e settori militari italiani in un possibile
colpo di Stato.
17
Bundesnachrichtendienst, il Servizio segreto tedesco creato nel 1956 sulle spoglie della
Gehlen Organization, la Fremde Heere Ost nazista traghettata nella Cia da Helms.
18
Annotazione sulle attività di guerra psicologica e non ortodossa, compiute in Italia tra
il 1969 e il 1974 attraverso l’“Aginter presse”, Ros, Reparto Eversione, p. 509/62, 23
luglio 1996, che lega Chaos a movimenti della destra franco-ispano-portoghese operanti in
Italia. Convitato di pietra per più di un ventennio in commissioni parlamentari e sentenze
Nato-Gladio-Br-sequestro Moro, Chaos ricomparve il 5 aprile 2023 nelle motivazioni sulla
strage di Bologna, appaiata al falso “Supplement B” (Direttiva Westmoreland) del vero e mai
top secret Field Manual 30-31 del gennaio 1970 (Stability Operations Intelligence). Una
notoria contraffazione del Kgb (U.S. House. Hearings Before the Permanent Select Committee on Intelligence, Soviet Active Measures, July 13-14, 1982), che descrive l’opzione
statunitense di agire come “agent provocateur” in attacchi terroristici false flag nelle nazioni
che «do not react with sufficient effectiveness» contro la «communist subversion», promossa
da commissioni e tribunali documento chiave della “strategia della tensione”.
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ri del Sifar (Re, Broccoli, Musco) furono “nominati” da Carmel Offie, agente Cia
alla testa della “parallel intelligence” creata da Angleton a guerra finita per garantire
l’appoggio logistico e la continuità ideologica alle forze anticomuniste in Italia, il cui
volto ufficiale fu Raymond Rocca. Attiva per lo meno fino al 1965, nonostante il tentativo del Cia Station Chief a Roma Colby (1953-1958) di “diluire” elementi della
rete nell’Ufficio Rei (Sifar), facendo richiamare Rocca a Washington. Anche il quarto
direttore (De Lorenzo), sponsorizzato dalla ambasciatrice statunitense BoothLuce
su spinta di Dulles, fu “suggerito” da Offie, che lo segnalò a Karamessines, Cia Station Chief a Roma dopo Colby (1959-1963), non estraneo al Piano Solo e alla morte
di Mattei, la cui ombra si allungò fino al rapimento Moro19. Di fatto tutta l’intelligence
italiana, Viminale compreso, fu monitorata dalla Cia almeno fino agli anni ottanta.
Nel gennaio 1969 Helms fu messo ancora più sotto pressione; alla Casa Bianca era stato eletto Nixon, che aveva fatto del «law and order» il mantra della sua
campagna elettorale. Come Johnson, era convinto che «communist factors» fossero
alle spalle delle violente manifestazioni che stavano incendiando il mondo da Parigi
a Tokyo. Una certezza maturata da quando aveva fatto parte dello House Committee on Un-American Activities all’inizio della guerra fredda, che lo aveva convinto
dell’esistenza di una cospirazione mondiale del Cremlino, rendendolo sprezzante
verso l’intelligence che aveva conclusioni diverse.
L’unico modo per Helms di convincere Nixon che non esisteva una cospirazione
comunista internazionale, era espandere Chaos, ma le conclusioni furono le stes-
Incontro tra Richard Nixon e il direttore della Cia Richard Helms, 1969
19
Nella schedatura politica a tappeto voluta da De Lorenzo su input della Cia, che ricevette
copia di tutti i dossiers, Karamessines insistette particolarmente su Moro e il suo entourage,
in particolare Sereno Freato, e i suoi rapporti con Mattei.
Operazione MH/Chaos. 1967-1974
se: la «political alienation» interna non era opera di una cospirazione straniera, ma
conseguenza di un odio politico generale fusosi con dinamiche generazionali. Il
report inviato il 18 febbraio (Restless Youth) fu accolto con ironia dal consigliere
per la Sicurezza nazionale Kissinger, che nel transunto al presidente ne contestò le
conclusioni. Il 27 giugno Helms presentò un ulteriore report (Foreign Communist
Support to Revolutionary Protest Movements in the United States) con conclusioni
ancora analoghe, che convinsero Nixon che la superficialità con cui la Cia gestiva le
richieste della Casa Bianca era la troppa vicinanza di Helms alle «Manhattan élites»,
quel «Georgetown cocktail set» che detestava, internazionalizzante e aperto a compromessi con Mosca. Fino a Trump mezzo secolo dopo, Nixon fu il presidente che
ebbe il peggiore rapporto con la propria intelligence community nella storia presidenziale statunitense.
Tra il 1969 e il 1970 esplosero nei campus centinaia di scontri e attentati con
tro i bombardamenti della Cambogia che allargavano la guerra in una «full-fledged,
thoughnever declared, war in Southeast Asia» (Herring 2020), nonostante le promesse pre elettorali di Nixon di porvi fine. Il culmine della violenza fu il 4 maggio
1970, quando alla Kent State University (Ohio) uomini della Guardia nazionale uccisero quattro studenti, ferendone nove. La risposta si scatenò il pomeriggio del 9,
quando quasi centomila manifestanti marciarono sulla Casa Bianca, la 82nd Airborne
schierata a intervenire.
Il 5 giugno 1970 un Nixon frustrato e furioso convocò Helms, Hoover, Gayler
(Nsa) e Bennett (Dia) ordinando loro di creare un Interagency Committee on Intelligence (Ici) sotto la presidenza di Hoover, coordinato dallo Staff Assistant to the
President Tom Huston, ex Dia e ideatore del Committee, con l’ordine di trovare con
qualsiasi mezzo le «foreign influence» sui «domestic dissenters»20, per Nixon l’intelli
gence sovietica, ma anche cinese e cubana. Il 25 il Committee presentò al presidente
la versione ufficiale di un memorandum a firma Hoover (Huston plan)21, che avrebbe
permesso all’intelligence, tra l’altro, intercettazioni di corrispondenza (già in atto)22,
furti con scasso, rapimenti e deportazioni segrete di radical terrorists. Huston era
cosciente della illegalità, ma era anche convinto che fosse «lo strumento più efficace per estrarre una qualità di informazione non ottenibile in nessun altro modo»23.
In realtà, per lo meno per Hoover, il Huston plan doveva unicamente dare autorità
presidenziale alle operazioni segrete illegali già in atto, con qualche autorizzazione
maggiore (implementation).
Nixon approvò il piano il 14 luglio ma non lo firmò, delegando Huston a comunicare la sua approvazione, che il 23 mandò una direttiva a Hoover che confermava al
«[...] the President chewed our butts», Donald Bennett (Andrew 1995).
Special Report, Interagency Committee on Intelligence (Ad Hoc) “Huston Plan” - Report
for the President, Nsa Gwu, 25 giugno 1970.
22
Programma Srpointer (1952), poi Htlingual (1955), voluto da Angleton per intercettare la posta da e per il blocco sovietico, poi esteso anche a tutta la corrispondenza dei «dome
stic peace and civil rights activists».
23
Huston deposition, Church Committee Report, Book II, 22 maggio 1975.
20
21
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Committee che il Huston plan aveva l’avallo presidenziale. In un funambolico die
trofront, il 28 Nixon revocò il plan, ma poiché «no directive or other document offi
cially rescinded the July 23 directive», le Agencies continuarono non solo come se il
Huston plan fosse operativo, ma lo fossero anche le implementations che revocavano
le «investigative restraints» che rendevano illegali molte delle loro operazioni. Ogni
Agency interpretò le implementations a modo proprio, rompendo la collaborazione
interagenzie, con il risultato che la Casa Bianca divenne il collettore di una massa
di informazioni duplicate, in un cortocircuito di memorandum che non permise di
confermare/negare l’esistenza di una cospirazione internazionale.
Alla ricerca di conferme, il Sog aveva reclutato nelle università studenti «without
existing political dissident affiliations», addestrandoli a imparare «theory and jar
gon» della New Left e dei gruppi “against the War” per mandarli a proseguire gli
studi in Europa e infiltrare i gruppi terroristici del vecchio continente. Tra Stati Uniti ed Europa, Hydra ne registrò un migliaio, quelli europei quasi tutti più o meno
penetrati dal Kgb e con finanziamenti saltuari di sfera sovietica, senza però legami
con i movimenti di rivolta negli Stati Uniti oltre a quelli ideologici. Helms pensò
allora di giocare un ultimo atout: trovare gli eventuali legami tra Soviet intelligence
e Left counter culture attraverso le strutture Stay Behind (SB) europee, che avrebbero dovuto avere una conoscenza più profonda degli interallacci anarchico-insurrezionali sul terreno. Doveva però riannodare i rapporti non ottimali con il Allied
Clandestine Committee24 (Acc), teorico coordinatore degli SB «with the purpose of
standardizing them» (Riste 2007), tutti dipendenti in maniera più o meno diretta
dai finanziamenti della Cia. Nel 1965 Helms, conoscitore a fondo della realtà ambigua degli SB maturata in una lunga esperienza operativa in Europa (Oss/Osu/Cig/
Cia), aveva deciso la decurtazione/abolizione della maggioranza dei finanziamenti25
e ovviamente i rapporti con Acc si erano incrinati. Non erano stati toccati quelli al
Regno Unito, alla Germania e all’Italia, lo saranno nel 1972 in coincidenza con la
chiusura di Chaos.
Dopo il discorso di Moro al Congresso della Dc il 29 giugno 1969 (“Strategia
dell’Attenzione” verso il Pci che presagiva il “compromesso storico” che Enrico Berlinguer delineerà nel 1973), l’attenzione di Helms si portò sullo SB italiano (Gladio26), ma la strage di piazza Fontana seguita subito dopo (12 dicembre) e
l’ancora poco decifrato “golpe Borghese” dell’anno successivo (7 dicembre 1970),
Già Six Powers Lines Committee, fu creato nel 1958. Il Sifar entrò nel 1964.
Memorandum Wudepot, 8 marzo 1965, allegato [26 febbraio 1965], Cia, Aedepot, 2,
0012.
26
Il nome appare la prima volta nella relazione di un incontro tra Sifar (Fettarappa Sandri
- Sad, Accasto - Cag) e Cia (Porter, Edwards) del 18 ottobre 1956 per definire una «joint
Us-Italian organization», formalizzato il 26 novembre 1956. A Restatement of agreements
between the US and Italian Intelligence Services relative to the Organization and Operation
of the Italian Clandestine Stay-Behind Effort, Operazione Gladio, Atti parlamentari, X legi
slatura, doc. XLVIII, n. 1, 4 marzo 1992.
24
25
Operazione MH/Chaos. 1967-1974
compromisero fonti informative e contatti, resi inaffidabili dalle intersezioni tra
spezzoni SB con e senza stellette (Sad27/Cag), derive delle Osoppo/Stella Alpina e
insiemi terroristico/insurrezionali di matrice non sempre identificabile. Inoltre, era
mancata la collaborazione dell’ambasciata, dove l’ambasciatore Graham Martin, in
un accordo con il National Security Council (Kissinger) che aveva escluso la Cia28,
stava gestendo in prima persona una covert operation da 12 milioni di dollari destinata alla Dc e alle forze di destra «aimed at preventing political gains by the Italian
Communist Party»29, che costò il premierato a Giulio Andreotti a favore di Emilio
Colombo30 (25 luglio 1970) e uno scontro violento Martin/William Broe, di fatto
con tutta la Cia.
Gli effetti della rottura dei rapporti interagenzie che avevano fatto affiorare le ope
razioni illegali di tutta la intelligence community si videro il 25 marzo 1971, quando un gruppo di giovani impiegati Cia creò «outside of the chain-of-command» il
Administration Management Advisory Group. Nato per migliorare la comunicazio
ne tra funzionari senior e junior, aveva però posto precisi interrogativi sulle voci che
accusavano “the Agency” di «unorthodox procedure». Inoltre, l’ambiguo atteggiamento pubblico di Nixon non aiutava. Se da un lato il presidente continuava a tenere
sotto pressione la Cia alla ricerca dei «foreign efforts» che «manipulate U.S. extre
mism», dall’altro lavorava con Kissinger allo «strategic triangle», una rielaborazione
del «balance of power» Usa-Urss con l’inserimento della Cina31 attraverso il linkage,
Relazione dello Smd, Sifar - Ufficio “R”, Sezione Sad, 1 giugno 1959, Relazione sull’in
chiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio dalla Commissione Parlamen
tare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei respon
sabili delle stragi, 22 aprile 1992, Atti parlamentari, X legislatura, doc. XXIII, n. 65.
28
Martin chiese addirittura il richiamo negli Stati Uniti del Cia Station Chief a Roma
(Howard Stone).
29
800.000 dollari furono destinati a un «high local intelligence official [Vito Miceli, Sios
poi Sid] [...] clearly linked to anti-democratic elements of the right [Pino Rauti] [...] with no
restrictions on how the money would be spent», Report of the House Select Committee on
Intelligence, Pike Commission Report, 1976.
30
Nel dibattito parlamentare dell’agosto 1976 sul voto di fiducia al terzo governo Andreot
ti, Miceli, non più ai vertici del servizio e diventato deputato Msi, dichiarò di aver redatto nel
1970 un report sul «maestro di trame» Andreotti [richiesto dal presidente Saragat] in cui
aveva espresso «parere non favorevole a una sua investitura», tra l’altro per la sua «disinvoltura eccessiva» con i comunisti, facendo saltare la nomina, Atti parlamentari, VII legislatura,
10 agosto 1976. Miceli consegnò due copie del report all’ambasciata statunitense, una al
Legal Attaché (Thomas Biamonte, in realtà a capo delle operazioni Fbi in Italia), l’altra al
Military Attaché (James D. Clavio), che lo integrò e lo passò al Cia Head of Western Hemisphere Operations (William Broe), che lo trasmise a Helms e ad Angleton, che lo aveva
già ricevuto dal suo «all-purpose troubleshooter» fin dai tempi di Caserta, l’ubiquitous Offie,
sponsor della nomina di Miceli al vertice del Sid.
31
Kissinger era convinto che l’inserimento della Cina poteva portare a un indebolimento
dell’Urss con lo scontro ideologico tra le due nazioni «for the leading position among the
Communist regimes» (Lukacsova 2009).
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un sistema internazionale di reti tra Stati connessi commercialmente32, che portarono all’incontro Nixon-Mao Zedong in Cina (21-28 febbraio 1972) e Nixon-Brežnev
a Mosca (22 maggio).
Chaos aveva ancora senso? Helms lo discusse il 19 maggio 1971 con Karamessines e Angleton. Karamessines suggerì di terminare se non tutta l’operazione, almeno la parte di counterintelligence interna per il «risk of exposure» che comportava.
Angleton si oppose, era consapevole del rischio, ma la considerava necessaria per
ottenere dei risultati. Il 2 giugno Helms portò il problema alla Casa Bianca, che confermò il punto di vista di Angleton.
Chaos continuò fino al Morning Meeting del 19 giugno 1972, quando il Cia Chief
of Security avvertì Helms che nella notte c’era stato un tentativo di scasso negli uffici
del Comitato nazionale democratico nel Watergate Complex da parte di elementi
della Special Investigations Unit, una intelligence-ombra interna alla Casa Bianca
(Plumbers) costituita da Nixon all’indomani del disastro del Huston plan: uno degli
arrestati era un ex Cia (James McCord) e l’effrazione era stata organizzata da un altro
ex Cia (Howard Hunt), diventato l’anno prima White House Security Consultant.
Il 23 John Ehrlichman, Chief of Staff del presidente, convocò Helms chiedendogli
di intervenire per bloccare le indagini del Fbi, che avrebbero potuto scoprire che il
denaro utilizzato da Hunt per pagare McCord proveniva da contributi illegali alla
campagna presidenziale riciclati attraverso il Messico. Helms rifiutò e, rientrato a
Langley, incaricò Colby, Cia Executive Director, di distruggere ogni possibile legame Cia-Chaos-Watergate e comunicare a tutte le “Field Stations and Bases” che le
domestic operations non erano più «a priority requirement for clandestine intelligen
ce collection effort» (cifrato del 3 luglio). Il 20 novembre Nixon riconvocò Helms a
Camp David invitandolo a dimettersi in cambio di un posto da ambasciatore. Helms
chiese tempo per una riflessione, ma il 21 dicembre il presidente annunciò la nomina di Schlesinger a nuovo Dci e quella di Helms ad ambasciatore in Iran. Schlesinger, extremely unpopular all’interno della Cia, lasciò dopo pochi mesi, sostituito
da Colby (4 settembre 1973), che chiuse definitivamente Chaos (cifrato a tutte le
“Field Stations and Bases” del 5 marzo 1974, confermato il 15 «advising them of
the termination of the MHCHAOS program»33).
Il 22 dicembre il “New York Times” pubblicò un lungo articolo sulle operazioni
di spionaggio illegali della Cia su cittadini statunitensi, mentre Cointelpro «was vir
tually ignored by the national press and journals of opinion» (Wolf 2001). Chaos
non era nominata, ma costrinse il presidente Ford a costituire la Rockefeller Commission, specifica sulle attività della Cia, Chaos inclusa, il cui report uscì nel giugno
1975 «significantly altered» dalla Casa Bianca, su pressioni di Kissinger/Angleton.
Parallelamente il Senato creò una propria commissione (Church Committee), le
32
Ideato con l’abbandono del gold exchange standard (convertibilità del dollaro in oro,
Bretton Woods system).
33
Chronology of Significant MHCHAOS Correspondence, Cia Records, Dc/Ops, Ext.
1758, 14 gennaio 1975.
Operazione MH/Chaos. 1967-1974
cui risultanze uscirono nell’aprile
1976. Le due commissioni, pur
nella loro diversità politica, arriva
rono a conclusioni simili: Chaos
aveva effettivamente commesso illegalità, ma la colpa andava cercata
non tanto nella Cia quanto in chi era
seduto «behind the Oval Office’s
Desk»34. Ci fu anche una terza commissione della Camera bassa (Pike
Committee), ma naufragò per gli
scontri con la Cia e la Casa Bianca,
che ne bloccò il report finale.
Nonostante i documenti esami
Il “New York Times” denuncia l’Operazione MH/Chaos, 1974
nati dalle commissioni, molti man
cano, distrutti o ancora segretati come quelli di Cointelpro. Gli ultimi rilasciati sono
talmente “sanitized”, che aggiungono poco a quanto già conosciuto, rendendo
difficile e comunque incompleta una indagine sulla realtà di Chaos.
Di fatto, il Sog fu una struttura stagna impenetrabilmente chiusa e isolata all’in
terno della stessa Cia, al di fuori di qualsiasi catena di comando e controllo se non
Helms, Angleton, Karamessines e Ober. Neppure i “Family Jewels”, un «report of
current or past Cia actions that may have fallen outside the agency’s charter», voluto
da Schlesinger nel 1973, declassificato solo parzialmente perché «still sensitive»,
aggiunge molto.
Uno staff di appena cinquantadue agenti interni e una ventina esterni, nemmeno
tutti coscienti di cosa fosse in realtà Chaos, gestì una operazione di sorveglianza
interna ed esterna che fu la più massiccia e pervasiva nella storia degli Stati Uniti,
almeno fino alla Bush Anti-Terrorism Legislation del 2001 (Patriot Act35) sua erede
diretta, rendendo almeno dubbi i numeri repertoriati da Hydra usciti dalle commissioni: trecentomila nomi e 7.238 schede personali sono pochi rispetto alla complessità e profondità di una operazione durata sei anni con mezzi praticamente illimitati.
Mancano molti reports di collegamento tra le schede e soprattutto i reports sulla massa di informazioni raccolte in profondità worldwide da Chaos, ad esempio quanto
raccolto dal Sog in Italia quando Helms cercò informazioni attraverso frammenti
della vecchia rete di Angleton.
34
Fu in questo momento di debolezza della intelligence community statunitense che il Kgb
ideò il falso “Supplement B” del Field Manual 30-31. Una fotocopia, che aveva fatto il giro
di commissioni e tribunali, fu sequestrata a Fiumicino, con altri documenti, alla figlia di Licio
Gelli il 4 luglio 1981.
35
Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Inter
cept and Obstruct Terrorism Act (Usa Patriot Act), H.R.3162, Public Law n. 107-56, 107th
Congress, 26 ottobre 2001.
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E quale interpretazione dare alla prudenza di Helms nel non coinvolgere l’Urss,
che fu la cifra di tutti i suoi reports alla Casa Bianca? Eppure il 2 maggio 1967 si era
aperta a Stoccolma la prima sessione dell’International War Crimes Trials contro
gli Stati Uniti per la guerra in Vietnam36, la seconda il 21 novembre, tutte e due
organizzate dal World Peace Council di Helsinki notoriamente sotto il controllo del
Pcus (Kgb), alla presenza di «un’ampia gamma di attivisti e pacifisti americani, organizzazioni studentesche e nere» (Fbi Cointelpro). Gli stessi gruppi che l’anno successivo, a settembre, con i carri armati sovietici ancora per le strade, si erano riuniti
a Bratislava in un incontro mondiale di oppositori alla guerra in Vietnam.
Inoltre, da fine 1968 Stoccolma era sede dell’American Deserters Committee
(Adc), rifugio di un miscuglio di «petty criminals, drug addicts, dropouts», renitenti
alla leva, disertori dalle basi in Germania e in Italia, e dalla zona di guerra arrivati
in Giappone con l’appoggio di un gruppo paramilitare comunista ruotante intorno
a Takaya Shiomi, poi in Russia («the high road»37) con qualche apparizione in tv
e quindi in Svezia, dove trovavano il supporto del nascente astro politico e icona
della sinistra mondiale Olof Palme. L’Adc si trasformò rapidamente in un «Marxist
revolutionary cadre», che il Sog infiltrò «in order to label the defectors as left-wing
extremists» attraverso falsi disertori coordinati da una figura emblematica dell’Adc
tra Russia, Inghilterra, Germania, Francia, Italia: Michael Vale. E quando nel 1968
Carlo Ponti fece i sopralluoghi a Stoccolma per un possibile film sui disertori in cui
avrebbero dovuto comparire molti di loro anche solo come semplici comparse, la
Cia impose di visionare in anteprima tutti i giornalieri (forse) attraverso la assistant
director di Ponti Vana Caruso, per molti in odore di Agency.
Conseguenza delle “Reform Recommendations” conclusive del Church Committee fu la creazione del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) del 1978 che,
in particolare, disciplinava le procedure di sorveglianza delle comunicazioni sul
territorio statunitense tra cittadini statunitensi e cittadini stranieri. Per porle sotto
ascolto, il governo doveva ottenere preventivamente l’autorizzazione (warrant) di
un giudice ad hoc della Fisa Court. L’11 settembre 2001 segnò l’inizio della “War
on Terror era” con l’emanazione del Patriot Act che, in sunto, rendeva legale tutto
quello che il Church Committee aveva considerato illegale, Hitlingual, Cointelpro,
Chaos, Huston Plan, con la differenza che la tecnologia e i suoi molteplici sovente
opachi attori, governativi privati e improvvise start-ups nebbiose, li rendeva molto
più intrusivi e impercettibili. Ne è esempio Prism aka US-984XN, un Sigint-Cyber
«worldwide massive domestic surveillance program and data collection» della National Security Agency (Nsa) salito alle cronache nel 2013, niente altro che Chaos in
tutta la sua magnitudine vestita high-tech con un Hydra capace di illimitati e indefiniti metadata, ma con una differenza fondamentale: il culto di quella segretezza che fu
di Helms-Angleton-Karamessines-Ober, evidentemente ignota ai burocratici tecnocrati dell’intelligence della Nsa se un «frustrated government contractor» trentenne
36
37
Il rapporto conclusivo fu presentato da Lelio Basso, tra i fondatori del Psiup.
Cessò di esistere nel 1970 con la “distensione” Usa-Urss.
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allevato dalla Cia e scappato in Russia soi-disant in crisi morale (ethical concerns)
ha potuto scaricare indisturbato un milione e mezzo di files top secret (Datagate,
Edward Snowden38).
Con i Fisa Amendments Acts conseguenti gli implementi applicativi del Patriot
Act, il governo non necessita più del warrant della Fisa Court, ottenendoli in maniera praticamente automatica in nome della prevalenza dell’interesse della sicurezza
nazionale (primary purpose), fatto che gli permette di affidare poteri sempre maggiori a una intelligence community magmatica che risponde solo all’esecutivo e al suo
organo (Nsa).
In un mondo dove regna «the almost-Orwellian technology», la giurisprudenza del
fondante IV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1792
attende in un limbo farisaico che la Suprema Corte coniughi in una cyber-ethic due
parametri giuridici difficilmente coniugabili: “security vs. unconstitutionality”/“pri
vacy vs. constitutionality”. Un ago nel pagliaio di una “grey area”, dove «to find the
needle, you must collect the haystack around it»39 (Robinson 2014).
L’
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«The damage inflicted by Snowden remains unknown […] Nevertheless, even by a con
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eventually spend billions, to attempt to mitigate the damage Snowden caused», Review of the
unauthorized disclosures of former National Security Agency contractor Edward Snowden,
H. Rept. 114-891, House of Representatives, Permanent Select Committee on Intelligence,
23 dicembre 2016 [sanitized copy].
39
«Per trovare l’ago, devi raccogliere [prima] il pagliaio che è intorno».
Tomaso Vialardi di Sandigliano
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