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OPERAZIONE MH/CHAOS 1967 – 1974

2025, L’Impegno

Abstract

Operation CHAOS was the government's counterintelligence worldwide covert program conducted by the Central Intelligence Agency against anti-war activists , American black extremists and others it considered “radicals” in the 1960s and early '70s. The goal of Operation CHAOS was to establish proof of foreign influence in American dissident movements,

L’ a. XLV, n. 2, ottobre 2025 Rivista di storia contemporanea impegno 2 2025 Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nel Biellese, nel Vercellese e in Valsesia Rivista edita con il contributo di Filippo Colombara Culture popolari e sistemi simbolici nei conflitti sociali e politici del primo dopoguerra Massimiliano Franco I comunisti biellesi alla metà degli anni venti Piero Ambrosio altre storie di sovversivi biellesi emigrati in francia. parte II Nicolò D’Oria La risata della Resistenza. La vicenda processuale di Giovanni Arlone e i volantini satirici come strumento di lotta antifascista Monica Schettino La ricostruzione del massacro delle Fosse Ardeatine nel settimanale “Fermenti” del 1 luglio 1944 Francesca Bottana La provincia di Vercelli occupata. Le Militärkommandanturen e lo sfruttamento delle risorse Andrea Brignone Il “tempio della discordia”. L’eroica e disfunzionale Repubblica dell’Ossola Corrado Mornese I tre fratelli Vallana di Maggiora uccisi nelle guerre mondiali. Una storia inedita e tragica Tomaso Vialardi di Sandigliano Operazione MH/Chaos. 1967-1974 Luca Lavarino Relazioni russo-sabaude a Berdjansk où le commerce se trouve presque exclusivement exploité par le pavillon sarde Gianni Galli Anna Cardano, Novara e la Shoah (recensione) Ci hanno lasciato Poste italiane - Spedizione in a. p. -70% aut. Drt/Dcb/Vc Con il sostegno di ISSN 0393-8638 € 15,00 saggi Tomaso Vialardi di Sandigliano Operazione MH/Chaos 1967-1974 Political science has long taken for granted the idea that the state holds a monopoly on the legitimate use of force within a given territory. Susan Burgess & Kate Leeman Gli inizi degli anni sessanta marcarono gli Stati Uniti con un crescendo di violenza razziale nei ghetti neri e portoricani tra i due poli della società, White Supremacy e Black Power, che raggiunse l’acme tra il 1964 e il 1967 con la guerra in Vietnam. L’intersezione tra le galassie Black Power Party e Student Nonviolent Coordinating Committee in un bridging concettuale contro l’American imperial expansion e la sua «colonial war of aggression» (Higgins 2013), portò la maggiore ondata di disordini dalla guerra civile, mettendo in discussione dalle radici quella traditional American society che aveva trovato l’unificazione delle sue profonde diversità nella Constitution and Declaration of Independence del 1776. Negli scontri con una polizia fuori controllo ci furono morti e feriti. Bruciavano università e piazze, nelle città la Guardia nazionale aveva affiancato la polizia ed erano state messe in allarme anche le forze armate con l’opzione di un intervento con «armored units» Rivolte a Detroit, 1967 (Scheips 2005). Ai movimenti del Student Nonviolent Coordinating Committee si affiancarono tutte le «movement families» (della Porta & Rucht 1991) più o meno violente del Congress of Racial Equality e della Martin Luther King’s Southern Christian Leadership Conference. Le rivolte coinvolsero San Francisco, New York, Los Angeles, Chicago, Cleveland, Newark, Washington e Detroit, dove gli operai della Motor City si unirono alla urban guerrilla war, costringendo il presidente Johnson a firmare l’Executive Order 11364 che autorizzava le forze armate a intervenire (24 luglio 1967). L’ 157 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’158 impegno Il Fbi aveva sotto controllo tutti i «domestic subversive extremist groups» che nascevano negli strati sociali bassi e nei ghetti di colore (Communist Party [Cpusa], Socialist Workers’ Party, Black Nationalist Hate Groups [Black Panther Party1], Puerto Rican Nationalist Group, Socialist Movements, New Left) attraverso Cointelpro, acronimo di un programma di «domestic surveillance and a psychological war­ fare counterintelligence»2 (Ogbogu 2020), erede del contagio psicologico dell’Age of McCarthyism, attivo fino dal 19563, finalizzato a neutralizzare/paralizzare tutti i gruppi dissidenti, e, soprattutto, prevenire «the rise of a “messiah”»4 che avrebbe potuto unificare e infiammare «the militant Black Nationalist movement». In particolare, dal 1957 il Fbi era riuscito a fare di un leader delle Communist Front Organizations (Morris Child) un double agent che operò tra Stati Uniti, Russia, Cina e Cuba in una lunga operazione di spionaggio (codename Solo5 aka CG 5824-S). I finanziamenti sovietici al Communist Party, largamente dilapidati dai «Cpusa’s lea­ ders for their own lifestyles»6, erano stati individuati nella loro totalità da Cointelpro, ma per Hoover, incapace di distinguere tra intenzioni e reali capacità del Cremlino di gestire una conspiracy, erano la prova che dietro la crescente violenza nelle piazze ci fosse una «foreign intelligence». Black Radical Movement e minaccia del comunismo divennero una cosa sola7. Una conspiracy di fatto solo potenziale, come dimostrano gli archivi di Mosca: il Kgb considerava tutti i Black Activist Groups, Black Panthers in testa, «insufficiently orthodox to Soviet ideological worldview», e gli Student Protesters poco gestibili (Andrew & Mitrokhin 1999; Vialardi di Sandigliano & Viviani, 2006). Nel 1959, nonostante l’opposizione di Hoover, il presidente Eisenhower aveva ordinato alla Cia di infiltrare, schedare e assoldare cubani in fuga dal trionfo rivolu1 «The Black Panther Party, without question, represents the greatest threat to internal se­ curity of the country» (Edgar Hoover, 1969). 2 Attraverso la “domesticazione” dei meccanismi psicologici che governano le folle intese come soggetto collettivo, basato sulla legge della unità mentale delle folle di Gustave Le Bon (Psychologie des foules, 1895), nella interpretazione statunitense della connessione tra “dottrina politica” e “psicologia collettiva” («The subject accepts uncritically the idea sug­ gested to him and carries it out almost automatically», Sidis 1898). La sua elaborazione, ovvero la manipolazione delle percezioni che inferiscono nei processi cognitivi di «individuals, groups and societies in a way that affects their decision-making processes and ultimately their behaviour» (van der Klaauw 2023), è alla base del Cognitive Warfare Concept in via di approvazione da parte del Military Commettee Nato. 3 Communist activities in U.S. [Cointelpro genesis], Dwight D. Eisenhower Library (Ddel), National Security Council (Nsc) Series, 279th Meeting, Box 7, 8 marzo 1956. 4 Edgar Hoover to Fbi field offices, memo, 4 marzo 1968. 5 Memorandum from A.H. Belmont to L.V. Boardman, Fbi Vault Solo, v. 1, 30 agosto 1957. 6 Memorandum from F.J. Baumgardner to A.H. Belmont, Fbi Vault Solo, v. 13, 25 agosto 1959; Memorandum from SAC New York to Director, Fbi, v. 99, January 25, 1966; Memo­ randum from SAC New York to Director, Fbi, v. 116, 5 settembre 1967. 7 «Communists are evil. Black nationalism is evil. Put them together - it’s the ultimate evil», Jesse Silva (Hoban 2021). Operazione MH/Chaos. 1967-1974 Proteste anti Vietnam contro il presidente Johnson, 1966 zionario di Fidel Castro per un «future use» contro lo stesso Castro, che si rivelò non particolarmente brillante (Operazione Zapata, Baia dei Porci, 20 aprile 1961). La Cia considerò quindi una estensione tacita del proprio atto costitutivo del 1947 monitorare singoli soggetti e reclutare infiltrati «within different émigré organizations» anche sul suolo statunitense, tanto che nel gennaio 1964 creò per queste operazioni la Covert Domestic Operations Division per una sedicente collaborazione con il Fbi. Nell’estate 1967 gli Stati Uniti bruciavano, alla Casa Bianca crebbe la sindrome di essere «under siege» e Hoover fece entrare le piazze nella guerra fredda con reports univoci: tutte le sommosse avevano il «clandestine Soviet support»8. Se era vero che il Kgb non aveva la capacità effettiva di organizzare le sommosse, riuscì comunque ad alimentare la rabbia dei movimenti razziali e di protesta attraverso covert actions e active measures mirate, come confermò il long-serving Kgb officer Oleg Kalugin, operativo apicale negli States negli anni sessanta e settanta: «non avevamo limiti […] eravamo dietro tutto e dietro a tutti» (Kalugin 1994). Teoria non nuova nella intel­ ligence community di quegli anni che, sotto l’influenza dello spymaster Angleton, aveva fatto della Unione Sovietica il proprio focus. Il 28 luglio il presidente Johnson, che «simply could not believe that American youth would on their own be moved to riot and protest» (Helms 2003), costituì la National Advisory Commission on Violence and Civil Disorders (Kerner Commission) per una indagine complessiva sugli avvenimenti. Senza aspettare le conclusioni della «La sovversione e la violenza negli Stati Uniti oggi offrono ai Servizi di Intelligence avversari opportunità senza precedenti […]. Il maggiore e più preparato di questi Servizi è il Kgb», Edgar Hoover, Special Report Interagency Committee on Intelligence, 25 giugno 1970. 8 L’ 159 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’160 impegno Commissione, ai primi di agosto convocò il direttore della Cia (Dci) Richard Helms, ordinandogli una conferma dei reports di Hoover. Helms fece notare il rischio per la Cia «to work close to the line of its founding charter», remora per lo meno bizantina viste le operazioni che “the Agency” aveva in atto proprio all’interno degli States. Nei giorni che seguirono, Helms creò lo Special Operations Group (Sog), assegnandolo non al Directorate of Operations, come sarebbe stato logico, ma, «in order to pro­tect sources and method», al Counterintelligence di Angleton9, la cui «culture of secrecy» garantiva invisibilità al Sog («closed off from other Agency operations»10), incaricando contemporaneamente il Deputy Director for Plans Thomas Karamessi­ nes dei compiti esecutivi. Tutto avvenne oralmente e la prima traccia scritta di un «domestic intelligence collection program» è in un memorandum di Karamessines ad Angleton del 15 agosto11 in cui, delineando l’operazione, gli chiedeva un nomi­ nativo da mettere a capo del Sog. Angleton scelse il suo Chief Counterintelligence Deputy Richard Ober12. Il 17 agosto un cifrato a tutte le Cia, “Field Stations and Bases”, ordinava che i cifrati per il Sog dovevano portare il crittonimo Rybat (High Level of Secrecy) e chiariva i compiti del progetto: «l’obiettivo è scoprire in che misura Sovietici, Cinesi e Cubani sfruttano i nostri problemi interni in termini di spionaggio e sovversione». La transnazionalità delle piazze si evidenziò il 31 ottobre nelle dimostrazioni contemporanee in più di una ventina di nazioni, che accompagnarono gli oltre cinquantamila dimostranti in marcia sul Pentagono coordinati dal National Mobilization Committee to End the War in Vietnam, la 82nd Airborne Division schierata a difesa. Fu l’inizio della fine del “Myth of America’s Golden Age”. La Casa Bianca incalzò Helms per avere risposte. Ober preparò un interim study (International Connections of the United States Peace Movement) con le poche e divergenti notizie raccolte, che Helms consegnò al presidente il 15 novembre. Le risultanze di infiltrazioni straniere nei «radical students, antiwar activists, draft re­ sisters and deserters, black nationalists, anarchists and assorted New Leftists» erano sostanzialmente negative, però, scrisse Helms, c’era stato poco tempo per una indagine approfondita. Johnson ordinò ulteriori indagini, ma i due memorandum successivi furono dello stesso tenore, paralleli alle conclusioni della Kerner Commission (29 febbraio 1968): non c’erano evidenze che le rivolte fossero il risultato di una «foreign conspiracy», ma la causa principale era il razzismo bianco e la «white Angleton non fu tra gli estensori di Chaos, errore sovente ripetuto da molti storici di intelligence. 10 Final Report of the Select Committee to Study Governmental Operations with Respect to Intelligence Activities, Book III: Supplementary Detailed Staff Reports on Intelligence Activities and the Right of Americans, U.S. Congress, Senate, Select Committee to Study Governmental Operations with Respect to Intelligence Activities, 94th Congress 2d sess. Rept.,1976. 11 Thomas Karamessines, Overseas Coverage of Subversive Student and Related Activities, Memorandum for Chief, CI Staff [James Angleton], 15 agosto 1967. 12 Richard Ober Papers, Hoover Institution Library and Archives (Hila), box 1, folder 2. 9 Operazione MH/Chaos. 1967-1974 America» era in gran parte responsabile dei «Black rioting and rebellion». Nella convinzione che «the conspiracy remained alive and hidden», per Johnson tutti i reports erano «dissatisfying», per cui ordinò a Helms di intensificare la ricerca della «clan­ destine foreign influence». L’uccisione di Luther King e Robert Kennedy (aprile e giugno 1968) con le rivolte razziali che seguirono, coinvolgendo anche basi militari in Vietnam con scontri tra «black and white soldiers», dimostrarono la necessità di un domestic control più stretto. In una riunione con Karamessines e Angleton del 4 luglio Helms decise di consolidare nel Sog tutte le indagini della Intelligence Community sui gruppi eversivi, facendo confluire anche le schedature Cointelpro del Fbi: informazioni su viaggi all’estero, contatti, corrispondenza e comunicazioni telefoni­ che di singoli attivisti e gruppi dissidenti, ma anche di semplici cittadini intercettati “a strascico” (three-hop). Le schedature erano completate con le indagini delle stazioni Cia este­r­e. A mano a mano che il materiale confluiva era analizzato, indicizzato e archiviato in un nuovo sistema informatico centrale (Hydra) creato da Ober. Il sistema era basato sul principio “need-to-know-principle”, principio della “necessità di sapere”, che permette di limitare l’accesso alle sole informazioni “Quicksilver Times”, giornale underground di per le quali un utente, in base ai compiti controcultura di sinistra radicale, 1969 assegnati, ha necessità di accedere. In altri termini, inserendo un nominativo, un operativo Cia poteva accedere solo alle informazioni autorizzate dal suo livello di accreditamento, fatto che non permetteva di risalire verticalmente al Sog (Wegener 2020). Inoltre, il Sog creò due sottoprogrammi di “preventive intelligence”: Resistance, con il compito di securiz­ zare gli infiltrati dal Sog nei campus universitari e gli agenti di polizia incaricati di identificare in tutto il Paese pacifisti, dissidenti politici, gruppi di attivisti neri e della sinistra radicale; Merrimac, con il compito di raccogliere informazioni su gruppi di estremisti che potevano rappresentare una minaccia diretta per le strutture e il personale della Cia. Se fino a quel momento il compito del Sog era stato un mix di investigazioni interno/esterno, con l’allargamento delle indagini agli americani che viaggiavano all’este­ro e il memorandum di Helms del 6 settembre 1969 a tutti i Deputy Di­ rectors che delegava la Cia su tutte le «operational responsibilities» di ogni indagine relativa al «radical milieu», il Sog divenne a tutti gli effetti una struttura specialistica. L’ 161 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’162 impegno A completamento dei quadri furono richiamati elementi dell’“Old Boy Network” (Oss) complementari nelle esperienze e il progetto divenne esecutivo il 3 luglio 1968 con il cifrato 13667 a tutte le “Field Stations and Bases” che portava l’indicatore Rybat MH/Chaos13, definendolo «a sensitive, high-priority program concerning fo­reign contacts with U.S. individuals and organizations of the radical left. Included in this category are radical students, anti-Vietnam, War activists, draft resisters and deserters, black nationalists, anarchists and assorted new leftists», con particolare attenzione su «foreign direction, control, training or funding of any of these radical left groups». Il cifrato fu trasmesso il 10 luglio anche a tutte le Dome­stic Bases, portando quindi Chaos anche all’interno degli Stati Uniti. Le rivolte dei New Left Terrorist Groups raggiunsero l’Europa14 con apice il “mag­g io francese”; nuove le icone, “Che” Guevara, Viet Cong e persino Mao Zedong, tedofora la internazionalizzazione del Vietnam Veterans Against the War. Iniziate anche in Francia nelle università e poi nelle piazze con a fianco gli operai, furono una contestazione politico-culturale multiforme e controversa con centinaia di feriti e sette morti, un momento di illusione anarchico-rivoluzionaria di mar­ xismo critico esportabile, fermato dal carisma di de Gaulle con le elezioni di giu­ gno, dopo essersi assicurato l’appoggio delle forze armate di stanza in Germania (Jacques Massu, 29 maggio 1968). Diverse e più pericolose furono le manifestazioni nella Germania Ovest, che ebbero come centro la guerra in Vietnam, ma focalizzate sulla presenza militare ameri­cana vista come la forza di occupazione che aveva imposto la svolta atlantista del gover­no di Kurt Kiesinger. Cancelliere con un passato nazista al Ministero degli Esteri di von Ribbentrop e voce della propaganda radiofonica esterna di Goebbels, alla chiusura delle basi Nato in Francia (1966) aveva aperto quelle della Germania Ovest ai rifornimenti dei B52 statunitensi che ripartivano per bombardare il Vietnam. Conseguenza fu l’incendio dei grandi magazzini Kaufhaus&Schneide di Francoforte (2 aprile 1968). Tre dei quattro incendiari si rifugiarono prima in Francia, poi a Milano, e al ritorno in Germania fondarono la Rote Armee Fraktion15 (Banda Baader-Meinhof, 14 maggio 1970, poi Rote Armee Fraktion), forse il gruppo terroristico/rivoluzionario più violento di quegli anni, con finanziamenti saltuari d Kgb e Stasi nonostante la deriva ideologica (marxismo-leninismo maoista) e addestramento in Cisgiordania e a Gaza. 13 Il digramma MH definisce una operazione “worldwide”. Compaiono anche altri due digrammi, SR e HR, di significato ambiguo perché ancora “classified”. Il codename Chaos fu casuale, Karamessines lo aveva scelto perché era il primo crittonimo libero della “sterile list” della Cia (Helms 2003). 14 Vangelo di tutti i gruppi terroristico/rivoluzionari fu il Minimanual do guerrilheiro ur­ bano, del guerrigliero brasiliano Carlos Marighella (1969). 15 Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della manca­ ta individuazione dei responsabili delle stragi, Senato della Repubblica, Camera dei deputati, XIII legislatura, doc. XXIII n. 64, v. I, tomo V, parte seconda, 31 luglio 2000. Operazione MH/Chaos. 1967-1974 Anche in Italia tutto partì dalle università con l’occupazione della facoltà di Sociologia di Trento, da cui emersero Mara Cagol e Renato Curcio (fondatori del primo nucleo delle Brigate rosse, 1970), Mauro Rostagno e Giorgio Pietrostefani (fondatori di Lotta continua, 1969). Con maggio furono occupate tutte le università eccetto la Bocconi. Uscita dall’ambito universitario, la protesta si trasformò in violenza con la militarizzazione dello scontro tra aree politiche avverse (teoria degli “opposti estremismi”, l’ambiguo sintagma caro alla sloganistica della “strategia della tensione”16 che coprì un terrorismo polivalente, legittimando il “terrorismo di Stato” come strumento politico). Nell’elenco dei venti paesi dove il Sog Falso Field Manual 30-31 della Direttiva Westmoreland ope­rò non compaiono Germania e Italia, pur essendo tra quelli più attenzionati. Se poco si conosce delle azioni di Chaos in Germania perché occultate nelle pieghe del Bnd17 di Gehlen-Wessel, in Italia appaiono in una filigrana di non semplice analisi perché incrociarono altre operazioni Cia/Sifar/Sid/Sismi/Uar18 (Ministero degli Interni, Operazione manifesti cinesi et alia), in quel terreno di manipolazione della violenza che furono gli “anni di piombo”. Non va dimenticato che i primi tre diretto­ 16 L’espressione «strategy of tension» appare la prima volta nel britannico “The Observer” del 14 dicembre 1969, in un pezzo sulla strage di piazza Fontana che legava la Grecia della “giunta dei colonnelli” in appoggio a gruppi fascisti e settori militari italiani in un possibile colpo di Stato. 17 Bundesnachrichtendienst, il Servizio segreto tedesco creato nel 1956 sulle spoglie della Gehlen Organization, la Fremde Heere Ost nazista traghettata nella Cia da Helms. 18 Annotazione sulle attività di guerra psicologica e non ortodossa, compiute in Italia tra il 1969 e il 1974 attraverso l’“Aginter presse”, Ros, Reparto Eversione, p. 509/62, 23 luglio 1996, che lega Chaos a movimenti della destra franco-ispano-portoghese operanti in Italia. Convitato di pietra per più di un ventennio in commissioni parlamentari e sentenze Nato-Gladio-Br-sequestro Moro, Chaos ricomparve il 5 aprile 2023 nelle motivazioni sulla strage di Bologna, appaiata al falso “Supplement B” (Direttiva Westmoreland) del vero e mai top secret Field Manual 30-31 del gennaio 1970 (Stability Operations Intelligence). Una notoria contraffazione del Kgb (U.S. House. Hearings Before the Permanent Select Committee on Intelligence, Soviet Active Measures, July 13-14, 1982), che descrive l’opzione statunitense di agire come “agent provocateur” in attacchi terroristici false flag nelle nazioni che «do not react with sufficient effectiveness» contro la «communist subversion», promossa da commissioni e tribunali documento chiave della “strategia della tensione”. L’ 163 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’164 impegno ri del Sifar (Re, Broccoli, Musco) furono “nominati” da Carmel Offie, agente Cia al­la testa della “parallel intelligence” creata da Angleton a guerra finita per garantire l’appoggio logistico e la continuità ideologica alle forze anticomuniste in Italia, il cui volto ufficiale fu Raymond Rocca. Attiva per lo meno fino al 1965, nonostante il tentativo del Cia Station Chief a Roma Colby (1953-1958) di “diluire” elementi del­­la rete nell’Ufficio Rei (Sifar), facendo richiamare Rocca a Washington. Anche il quarto direttore (De Lorenzo), sponsorizzato dalla ambasciatrice statunitense Booth­Luce su spinta di Dulles, fu “suggerito” da Offie, che lo segnalò a Karamessines, Cia Station Chief a Roma dopo Colby (1959-1963), non estraneo al Piano Solo e al­la morte di Mattei, la cui ombra si allungò fino al rapimento Moro19. Di fatto tutta l’intelligence italiana, Viminale compreso, fu monitorata dalla Cia almeno fino agli an­ni ottanta. Nel gennaio 1969 Helms fu messo ancora più sotto pressione; alla Casa Bianca era stato eletto Nixon, che aveva fatto del «law and order» il mantra della sua cam­pagna elettorale. Come Johnson, era convinto che «communist factors» fossero alle spalle delle violente manifestazioni che stavano incendiando il mondo da Parigi a Tokyo. Una certezza maturata da quando aveva fatto parte dello House Committee on Un-American Activities all’inizio della guerra fredda, che lo aveva convinto dell’esistenza di una cospirazione mondiale del Cremlino, rendendolo sprezzante verso l’intelligence che aveva conclusioni diverse. L’unico modo per Helms di convincere Nixon che non esisteva una cospirazione comunista internazionale, era espandere Chaos, ma le conclusioni furono le stes- Incontro tra Richard Nixon e il direttore della Cia Richard Helms, 1969 19 Nella schedatura politica a tappeto voluta da De Lorenzo su input della Cia, che ricevette copia di tutti i dossiers, Karamessines insistette particolarmente su Moro e il suo entourage, in particolare Sereno Freato, e i suoi rapporti con Mattei. Operazione MH/Chaos. 1967-1974 se: la «political alienation» interna non era opera di una cospirazione straniera, ma conseguenza di un odio politico generale fusosi con dinamiche generazionali. Il report inviato il 18 febbraio (Restless Youth) fu accolto con ironia dal consigliere per la Sicurezza nazionale Kissinger, che nel transunto al presidente ne contestò le conclusioni. Il 27 giugno Helms presentò un ulteriore report (Foreign Communist Support to Revolutionary Protest Movements in the United States) con conclusioni ancora analoghe, che convinsero Nixon che la superficialità con cui la Cia gestiva le richieste della Casa Bianca era la troppa vicinanza di Helms alle «Manhattan élites», quel «Georgetown cocktail set» che detestava, internazionalizzante e aperto a compromessi con Mosca. Fino a Trump mezzo secolo dopo, Nixon fu il presidente che ebbe il peggiore rapporto con la propria intelligence community nella storia presidenziale statunitense. Tra il 1969 e il 1970 esplosero nei campus centinaia di scontri e attentati con­ tro i bombardamenti della Cambogia che allargavano la guerra in una «full-fledged, ­though­never declared, war in Southeast Asia» (Herring 2020), nonostante le promesse pre elettorali di Nixon di porvi fine. Il culmine della violenza fu il 4 maggio 1970, quando alla Kent State University (Ohio) uomini della Guardia nazionale uccisero quattro studenti, ferendone nove. La risposta si scatenò il pomeriggio del 9, quando quasi centomila manifestanti marciarono sulla Casa Bianca, la 82nd Airborne schierata a intervenire. Il 5 giugno 1970 un Nixon frustrato e furioso convocò Helms, Hoover, Gayler (Nsa) e Bennett (Dia) ordinando loro di creare un Interagency Committee on Intelligence (Ici) sotto la presidenza di Hoover, coordinato dallo Staff Assistant to the President Tom Huston, ex Dia e ideatore del Committee, con l’ordine di trovare con qualsiasi mezzo le «foreign influence» sui «domestic dissenters»20, per Nixon l’intelli­ gence sovietica, ma anche cinese e cubana. Il 25 il Committee presentò al presidente la versione ufficiale di un memorandum a firma Hoover (Huston plan)21, che avrebbe permesso all’intelligence, tra l’altro, intercettazioni di corrispondenza (già in atto)22, furti con scasso, rapimenti e deportazioni segrete di radical terrorists. Huston era cosciente della illegalità, ma era anche convinto che fosse «lo strumento più efficace per estrarre una qualità di informazione non ottenibile in nessun altro modo»23. In realtà, per lo meno per Hoover, il Huston plan doveva unicamente dare autorità presidenziale alle operazioni segrete illegali già in atto, con qualche autorizzazione maggiore (implementation). Nixon approvò il piano il 14 luglio ma non lo firmò, delegando Huston a comunicare la sua approvazione, che il 23 mandò una direttiva a Hoover che confermava al «[...] the President chewed our butts», Donald Bennett (Andrew 1995). Special Report, Interagency Committee on Intelligence (Ad Hoc) “Huston Plan” - Report for the President, Nsa Gwu, 25 giugno 1970. 22 Programma Srpointer (1952), poi Htlingual (1955), voluto da Angleton per intercettare la posta da e per il blocco sovietico, poi esteso anche a tutta la corrispondenza dei «dome­ stic peace and civil rights activists». 23 Huston deposition, Church Committee Report, Book II, 22 maggio 1975. 20 21 L’ 165 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’166 impegno Committee che il Huston plan aveva l’avallo presidenziale. In un funambolico die­ trofront, il 28 Nixon revocò il plan, ma poiché «no directive or other document offi­ cially rescinded the July 23 directive», le Agencies continuarono non solo come se il Huston plan fosse operativo, ma lo fossero anche le implementations che revocavano le «investigative restraints» che rendevano illegali molte delle loro opera­zioni. Ogni Agency interpretò le implementations a modo proprio, rompendo la collaborazione interagenzie, con il risultato che la Casa Bianca divenne il collettore di una massa di informazioni duplicate, in un cortocircuito di memorandum che non permise di confermare/negare l’esistenza di una cospirazione internazionale. Alla ricerca di conferme, il Sog aveva reclutato nelle università studenti «without existing political dissident affiliations», addestrandoli a imparare «theory and jar­ gon» della New Left e dei gruppi “against the War” per mandarli a proseguire gli studi in Europa e infiltrare i gruppi terroristici del vecchio continente. Tra Stati Uniti ed Europa, Hydra ne registrò un migliaio, quelli europei quasi tutti più o meno penetrati dal Kgb e con finanziamenti saltuari di sfera sovietica, senza però legami con i movimenti di rivolta negli Stati Uniti oltre a quelli ideologici. Helms pensò allora di giocare un ultimo atout: trovare gli eventuali legami tra Soviet intelligence e Left counter culture attraverso le strutture Stay Behind (SB) euro­pee, che avrebbero dovuto avere una conoscenza più profonda degli interallacci anarchico-insurrezionali sul terreno. Doveva però riannodare i rapporti non ottimali con il Allied Clandestine Committee24 (Acc), teorico coordinatore degli SB «with the purpose of standardizing them» (Riste 2007), tutti dipendenti in maniera più o meno diretta dai finanziamenti della Cia. Nel 1965 Helms, conoscitore a fondo della realtà ambigua degli SB maturata in una lunga esperienza operativa in Europa (Oss/Osu/Cig/ Cia), aveva deciso la decurtazione/abolizione della maggioranza dei finanziamenti25 e ovviamente i rapporti con Acc si erano incrinati. Non erano stati toccati quelli al Regno Unito, alla Germania e all’Italia, lo saranno nel 1972 in coincidenza con la chiusura di Chaos. Dopo il discorso di Moro al Congresso della Dc il 29 giugno 1969 (“Strategia dell’Attenzione” verso il Pci che presagiva il “compromesso storico” che Enrico Berlinguer delineerà nel 1973), l’attenzione di Helms si portò sullo SB italiano (Gladio26), ma la strage di piazza Fontana seguita subito dopo (12 dicembre) e l’ancora poco decifrato “golpe Borghese” dell’anno successivo (7 dicembre 1970), Già Six Powers Lines Committee, fu creato nel 1958. Il Sifar entrò nel 1964. Memorandum Wudepot, 8 marzo 1965, allegato [26 febbraio 1965], Cia, Aedepot, 2, 0012. 26 Il nome appare la prima volta nella relazione di un incontro tra Sifar (Fettarappa Sandri - Sad, Accasto - Cag) e Cia (Porter, Edwards) del 18 ottobre 1956 per definire una «joint Us-Italian organization», formalizzato il 26 novembre 1956. A Restatement of agreements between the US and Italian Intelligence Services relative to the Organization and Operation of the Italian Clandestine Stay-Behind Effort, Operazione Gladio, Atti parlamentari, X legi­ slatura, doc. XLVIII, n. 1, 4 marzo 1992. 24 25 Operazione MH/Chaos. 1967-1974 compromisero fonti informative e contatti, resi inaffidabili dalle intersezioni tra spezzoni SB con e senza stellette (Sad27/Cag), derive delle Osoppo/Stella Alpina e insiemi terroristico/insurrezionali di matrice non sempre identificabile. Inoltre, era mancata la collaborazione dell’ambasciata, dove l’ambasciatore Graham Martin, in un accordo con il National Security Council (Kissinger) che aveva escluso la Cia28, stava gestendo in prima persona una covert operation da 12 milioni di dollari destinata alla Dc e alle forze di destra «aimed at preventing political gains by the Italian Communist Party»29, che costò il premierato a Giulio Andreotti a favore di Emilio Colombo30 (25 luglio 1970) e uno scontro violento Martin/William Broe, di fatto con tutta la Cia. Gli effetti della rottura dei rapporti interagenzie che avevano fatto affiorare le ope­ razioni illegali di tutta la intelligence community si videro il 25 marzo 1971, quando un gruppo di giovani impiegati Cia creò «outside of the chain-of-command» il Admi­nistration Management Advisory Group. Nato per migliorare la comunicazio­ ne tra funzionari senior e junior, aveva però posto precisi interrogativi sulle voci che accusavano “the Agency” di «unorthodox procedure». Inoltre, l’ambiguo atteggiamento pubblico di Nixon non aiutava. Se da un lato il presidente continuava a tenere sotto pressione la Cia alla ricerca dei «foreign efforts» che «manipulate U.S. extre­ mism», dall’altro lavorava con Kissinger allo «strategic triangle», una rielaborazione del «balance of power» Usa-Urss con l’inserimento della Cina31 attraverso il linkage, Relazione dello Smd, Sifar - Ufficio “R”, Sezione Sad, 1 giugno 1959, Relazione sull’in­ chiesta condotta sulle vicende connesse all’operazione Gladio dalla Commissione Parlamen­ tare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei respon­ sabili delle stragi, 22 aprile 1992, Atti parlamentari, X legislatura, doc. XXIII, n. 65. 28 Martin chiese addirittura il richiamo negli Stati Uniti del Cia Station Chief a Roma (Howard Stone). 29 800.000 dollari furono destinati a un «high local intelligence official [Vito Miceli, Sios poi Sid] [...] clearly linked to anti-democratic elements of the right [Pino Rauti] [...] with no restrictions on how the money would be spent», Report of the House Select Committee on Intelligence, Pike Commission Report, 1976. 30 Nel dibattito parlamentare dell’agosto 1976 sul voto di fiducia al terzo governo Andreot­ ti, Miceli, non più ai vertici del servizio e diventato deputato Msi, dichiarò di aver redatto nel 1970 un report sul «maestro di trame» Andreotti [richiesto dal presidente Saragat] in cui aveva espresso «parere non favorevole a una sua investitura», tra l’altro per la sua «disinvoltura eccessiva» con i comunisti, facendo saltare la nomina, Atti parlamentari, VII legislatura, 10 agosto 1976. Miceli consegnò due copie del report all’ambasciata statunitense, una al Legal Attaché (Thomas Biamonte, in realtà a capo delle operazioni Fbi in Italia), l’altra al Military Attaché (James D. Clavio), che lo integrò e lo passò al Cia Head of Western Hemisphere Operations (William Broe), che lo trasmise a Helms e ad Angleton, che lo aveva già ricevuto dal suo «all-purpose troubleshooter» fin dai tempi di Caserta, l’ubiquitous Offie, sponsor della nomina di Miceli al vertice del Sid. 31 Kissinger era convinto che l’inserimento della Cina poteva portare a un indebolimento dell’Urss con lo scontro ideologico tra le due nazioni «for the leading position among the Communist regimes» (Lukacsova 2009). 27 L’ 167 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’168 impegno un sistema internazionale di reti tra Stati connessi commercialmente32, che portarono all’incontro Nixon-Mao Zedong in Cina (21-28 febbraio 1972) e Nixon-Brežnev a Mosca (22 maggio). Chaos aveva ancora senso? Helms lo discusse il 19 maggio 1971 con Karamessines e Angleton. Karamessines suggerì di terminare se non tutta l’operazione, almeno la parte di counterintelligence interna per il «risk of exposure» che comportava. Angleton si oppose, era consapevole del rischio, ma la considerava necessaria per ottenere dei risultati. Il 2 giugno Helms portò il problema alla Casa Bianca, che confermò il punto di vista di Angleton. Chaos continuò fino al Morning Meeting del 19 giugno 1972, quando il Cia Chief of Security avvertì Helms che nella notte c’era stato un tentativo di scasso negli uffici del Comitato nazionale democratico nel Watergate Complex da parte di elementi della Special Investigations Unit, una intelligence-ombra interna alla Casa Bianca (Plumbers) costituita da Nixon all’indomani del disastro del Huston plan: uno degli arrestati era un ex Cia (James McCord) e l’effrazione era stata organizzata da un altro ex Cia (Howard Hunt), diventato l’anno prima White House Security Consultant. Il 23 John Ehrlichman, Chief of Staff del presidente, convocò Helms chiedendogli di intervenire per bloccare le indagini del Fbi, che avrebbero potuto scoprire che il denaro utilizzato da Hunt per pagare McCord proveniva da contributi illegali alla campagna presidenziale riciclati attraverso il Messico. Helms rifiutò e, rientrato a Langley, incaricò Colby, Cia Executive Director, di distruggere ogni possibile legame Cia-Chaos-Watergate e comunicare a tutte le “Field Stations and Bases” che le domestic operations non erano più «a priority requirement for clandestine intelligen­ ce collection effort» (cifrato del 3 luglio). Il 20 novembre Nixon riconvocò Helms a Camp David invitandolo a dimettersi in cambio di un posto da ambasciatore. Helms chiese tempo per una riflessione, ma il 21 dicembre il presidente annunciò la nomina di Schlesinger a nuovo Dci e quella di Helms ad ambasciatore in Iran. Schlesinger, extremely unpopular all’interno della Cia, lasciò dopo pochi mesi, sostituito da Colby (4 settembre 1973), che chiuse definitivamente Chaos (cifrato a tutte le “Field Stations and Bases” del 5 marzo 1974, confermato il 15 «advising them of the termination of the MHCHAOS program»33). Il 22 dicembre il “New York Times” pubblicò un lungo articolo sulle operazioni di spionaggio illegali della Cia su cittadini statunitensi, mentre Cointelpro «was vir­ tually ignored by the national press and journals of opinion» (Wolf 2001). Chaos non era nominata, ma costrinse il presidente Ford a costituire la Rockefeller Commission, specifica sulle attività della Cia, Chaos inclusa, il cui report uscì nel giugno 1975 «significantly altered» dalla Casa Bianca, su pressioni di Kissinger/Angleton. Parallelamente il Senato creò una propria commissione (Church Committee), le 32 Ideato con l’abbandono del gold exchange standard (convertibilità del dollaro in oro, Bretton Woods system). 33 Chronology of Significant MHCHAOS Correspondence, Cia Records, Dc/Ops, Ext. 1758, 14 gennaio 1975. Operazione MH/Chaos. 1967-1974 cui risultanze uscirono nell’aprile 1976. Le due commissioni, pur nella loro diversità politica, arriva­ rono a conclusioni simili: Chaos aveva effettivamente com­messo illegalità, ma la col­pa andava cercata non tanto nella Cia quanto in chi era seduto «behind the Oval Office’s Desk»34. Ci fu anche una terza commissione della Camera bassa (Pike Committee), ma naufragò per gli scontri con la Cia e la Casa Bianca, che ne bloccò il report finale. Nonostante i documenti esa­mi­ Il “New York Times” denuncia l’Operazione MH/Chaos, 1974 nati dalle commissioni, molti man­ cano, distrutti o ancora segre­tati come quelli di Cointelpro. Gli ultimi rilasciati sono talmente “sani­tized”, che aggiungono poco a quanto già conosciuto, rendendo difficile e comunque incompleta una indagine sulla realtà di Chaos. Di fatto, il Sog fu una struttura stagna impenetrabilmente chiusa e isolata all’in­ terno della stessa Cia, al di fuori di qualsiasi catena di comando e controllo se non Helms, Angleton, Karamessines e Ober. Nep­pure i “Family Jewels”, un «report of current or past Cia actions that may have fallen outside the agency’s charter», voluto da Schlesinger nel 1973, declassificato solo parzialmente perché «still sensitive», aggiunge molto. Uno staff di appena cinquantadue agenti interni e una ventina esterni, nemmeno tutti coscienti di cosa fosse in realtà Chaos, gestì una operazione di sorveglianza interna ed esterna che fu la più massiccia e pervasiva nella storia degli Stati Uniti, almeno fino alla Bush Anti-Terrorism Legislation del 2001 (Patriot Act35) sua erede diretta, rendendo almeno dubbi i numeri repertoriati da Hydra usciti dalle commissioni: trecentomila nomi e 7.238 schede personali sono pochi rispetto alla complessità e profondità di una operazione durata sei anni con mezzi praticamente illimitati. Mancano molti reports di collegamento tra le schede e soprattutto i reports sulla massa di informazioni raccolte in profondità worldwide da Chaos, ad esempio quanto raccolto dal Sog in Italia quando Helms cercò informazioni attraverso frammenti della vecchia rete di Angleton. 34 Fu in questo momento di debolezza della intelligence community statunitense che il Kgb ideò il falso “Supplement B” del Field Manual 30-31. Una fotocopia, che aveva fatto il giro di commissioni e tribunali, fu sequestrata a Fiumicino, con altri documenti, alla figlia di Licio Gelli il 4 luglio 1981. 35 Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Inter­ cept and Obstruct Terrorism Act (Usa Patriot Act), H.R.3162, Public Law n. 107-56, 107th Congress, 26 ottobre 2001. L’ 169 impegno Tomaso Vialardi di Sandigliano L’170 impegno E quale interpretazione dare alla prudenza di Helms nel non coinvolgere l’Urss, che fu la cifra di tutti i suoi reports alla Casa Bianca? Eppure il 2 maggio 1967 si era aperta a Stoccolma la prima sessione dell’International War Crimes Trials contro gli Stati Uniti per la guerra in Vietnam36, la seconda il 21 novembre, tutte e due organizzate dal World Peace Council di Helsinki notoriamente sotto il controllo del Pcus (Kgb), alla presenza di «un’ampia gamma di attivisti e pacifisti americani, organizzazioni studentesche e nere» (Fbi Cointelpro). Gli stessi gruppi che l’anno successivo, a settembre, con i carri armati sovietici ancora per le strade, si erano riuniti a Bratislava in un incontro mondiale di oppositori alla guerra in Vietnam. Inoltre, da fine 1968 Stoccolma era sede dell’American Deserters Committee (Adc), rifugio di un miscuglio di «petty criminals, drug addicts, dropouts», renitenti alla leva, disertori dalle basi in Germania e in Italia, e dalla zona di guerra arrivati in Giappone con l’appoggio di un gruppo paramilitare comunista ruotante intorno a Takaya Shiomi, poi in Russia («the high road»37) con qualche apparizione in tv e quindi in Svezia, dove trovavano il supporto del nascente astro politico e icona della sinistra mondiale Olof Palme. L’Adc si trasformò rapidamente in un «Marxist revolutionary cadre», che il Sog infiltrò «in order to label the defectors as left-wing extremists» attraverso falsi disertori coordinati da una figura emblematica dell’Adc tra Russia, Inghilterra, Germania, Francia, Italia: Michael Vale. E quando nel 1968 Carlo Ponti fece i sopralluoghi a Stoccolma per un possibile film sui disertori in cui avrebbero dovuto comparire molti di loro anche solo come semplici comparse, la Cia impose di visionare in anteprima tutti i giornalieri (forse) attraverso la assistant director di Ponti Vana Caruso, per molti in odore di Agency. Conseguenza delle “Reform Recommendations” conclusive del Church Committee fu la creazione del Foreign Intelligence Surveillance Act (Fisa) del 1978 che, in particolare, disciplinava le procedure di sorveglianza delle comunicazioni sul territorio statunitense tra cittadini statunitensi e cittadini stranieri. Per porle sotto ascolto, il governo doveva ottenere preventivamente l’autorizzazione (warrant) di un giudice ad hoc della Fisa Court. L’11 settembre 2001 segnò l’inizio della “War on Terror era” con l’emanazione del Patriot Act che, in sunto, rendeva legale tutto quello che il Church Committee aveva considerato illegale, Hitlingual, Cointelpro, Chaos, Huston Plan, con la differenza che la tecnologia e i suoi molteplici sovente opachi attori, governativi privati e improvvise start-ups nebbiose, li rendeva molto più intrusivi e impercettibili. Ne è esempio Prism aka US-984XN, un Sigint-Cyber «worldwide massive domestic surveillance program and data collection» della National Security Agency (Nsa) salito alle cronache nel 2013, niente altro che Chaos in tutta la sua magnitudine vestita high-tech con un Hydra capace di illimitati e indefiniti metadata, ma con una differenza fondamentale: il culto di quella segretezza che fu di Helms-Angleton-Karamessines-Ober, evidentemente ignota ai burocratici tecnocrati dell’intelligence della Nsa se un «frustrated government contractor» trentenne 36 37 Il rapporto conclusivo fu presentato da Lelio Basso, tra i fondatori del Psiup. Cessò di esistere nel 1970 con la “distensione” Usa-Urss. Operazione MH/Chaos. 1967-1974 allevato dalla Cia e scappato in Russia soi-disant in crisi morale (ethical concerns) ha potuto scaricare indisturbato un milione e mezzo di files top secret (Datagate, Edward Snowden38). Con i Fisa Amendments Acts conseguenti gli implementi applicativi del Patriot Act, il governo non necessita più del warrant della Fisa Court, ottenendoli in maniera praticamente automatica in nome della prevalenza dell’interesse della sicurezza nazionale (primary purpose), fatto che gli permette di affidare poteri sempre maggiori a una intelligence community magmatica che risponde solo all’esecutivo e al suo organo (Nsa). In un mondo dove regna «the almost-Orwellian technology», la giurisprudenza del fondante IV emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1792 attende in un limbo farisaico che la Suprema Corte coniughi in una cyber-ethic due parametri giuridici difficilmente coniugabili: “security vs. unconstitutionality”/“pri­ vacy vs. constitutionality”. Un ago nel pagliaio di una “grey area”, dove «to find the needle, you must collect the haystack around it»39 (Robinson 2014). L’ 171 impegno Bibliografia Andrew, Christopher, For the President’s Eyes Only: Secret Intelligence and the American Presidency from Washington to Bush, HarperCollins, 1995. Andrew, Christopher - Mitrokhin Vasili, The Sword and the Shield: The Mitrokhin Archive and the Secret History of the KGB, Basic Book, 1999. della Porta, Donatella - Rucht, Dieter, Left-libertarian movements in context: a compari­ son of Italy and West Germany, 1965-1990, WZB, 1991. Helms, Richard, A look over my shoulder: a life in the Central Intelligence Agency, Random House, 2003. Herring, George C., America’s longest war: the United States and Vietnam, 1950-1975, McGraw-Hill, 6th ed., 2020. Higgins, Amanda L., Instruments of righteousness: the intersections of Black Power and An­ ti-Vietnam War Activism in the United States, 1964-1972, University of Kentucky, 2013. Hoban, Virgie, Discredit, disrupt, and destroy: FBI records acquired by the Berkeley Li­ brary, Web Library News, 2021. 38 «The damage inflicted by Snowden remains unknown […] Nevertheless, even by a con­ servative estimate, the U.S. Government has spent hundreds of millions of dollars, and will eventually spend billions, to attempt to mitigate the damage Snowden caused», Review of the unauthorized disclosures of former National Security Agency contractor Edward Snowden, H. Rept. 114-891, House of Representatives, Permanent Select Committee on Intelligence, 23 dicembre 2016 [sanitized copy]. 39 «Per trovare l’ago, devi raccogliere [prima] il pagliaio che è intorno». Tomaso Vialardi di Sandigliano L’172 impegno Kalugin, Oleg, Spymaster: my 32 years in intelligence and espionage against the West, S­ mith Gryphon, 1994. Lukacsova, Veronika, Kissinger’s Triangular Diplomacy, Bratislavská medzinárodná škola liberálnych štúdií, 2009. 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Nato a Milano, dopo gli studi universitari in Italia si trasferisce a New York e poi a Los Angeles dove entra nel Methodological Group responsabile del coordinamento multidisciplinare (Contextual Security Policies and Meta-analysis) diretto dal professor Laurence J. Peter (University of Southern California - 1965-1967). Nell’ambito di Agenzie internazionali militari e civili (1968-2006) ha ricoperto incarichi in Estremo Oriente, Est Europa e Sud America. È Presidente della Federazione di Biella e Vercelli dell'Istituto del Nastro Azzurro tra Decorati al Valor Militare e Membro Rappresentante del Comitato Associazioni Arma Biella in AssoArma. Anglosassone di formazione, cultore di storia militare particolarmente dedicata agli assetti della geopolitica dell'intelligence e del terrorismo contemporaneo, è autore di numerosi saggi Interdisciplinari pubblicati in vari volumi e riviste internazionali di approfondimento con cui collabora.

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