Papers by Chatia Cicero

A partire dall’analisi di un torso marmoreo di ridotte dimensioni o “torsetto” venduto all’asta n... more A partire dall’analisi di un torso marmoreo di ridotte dimensioni o “torsetto” venduto all’asta nel 2017, l’articolo propone un aggiornamento e un nuovo affondo sulla fortuna di un modello statuario femminile alla luce del riscontro di copie, repliche, imitazioni nell’ambito della scultura e della grafica a partire dall’epoca rinascimentale.
Significativa è la corrispondenza con il piccolo torso di bronzo custodito presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, anch’esso acefalo, privo degli arti, con una ciocca di capelli sulla spalla destra, di forme e dimensioni pressoché equivalenti.
Il rinnovato ricorso al medesimo prototipo è attestato da un buon numero di bronzetti moderni del XVI secolo che mostrano numerose affinità in termini di composizione e formato. Una più recente fase della fortuna di questo modello sarebbe legata alla produzione ancora in tempi odierni di calchi in gesso destinati prettamente all’uso didattico. Nondimeno, la notorietà del torso frammentario dalla caratteristica torsione serpentinata è documentata attraverso un gruppo di disegni riconducibili a collezioni e autori differenti, da Girolamo da Carpi a Giovan Ambrogio Figino, a Francesco Morandini detto il Poppi, Passarotti e Michelangelo.
Attraverso questo caso studio si intende dunque aprire uno squarcio sulle relazioni reciproche connesse alla riproduzione, falsificazione e collezionismo di antichità, ma anche sulla ricezione delle forme dell’arte antica all’interno della cultura figurativa moderna.

L’articolo tratta due disegni custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana che inducono a riflettere... more L’articolo tratta due disegni custoditi presso la Biblioteca Ambrosiana che inducono a riflettere sul considerevole fascino che le collezioni romane hanno esercitato sugli artisti, specie nel corso dei secoli XV–XVI; si fa riferimento, in particolare, alla raccolta di Andrea della Valle, tra i primi a riunire ingenti quantità di sculture antiche, considerato precursore del moderno collezionismo.
Il primo foglio preso in esame, databile entro il primo quarto del ’500, trova rispondenza in un rilievo raffigurante "Artemide e Apollo" presso Villa Medici a Roma, ma che precedentemente era parte di quell’insieme di marmi che scenograficamente ornavano il giardino pensile di palazzo della Valle.
Il secondo disegno - da ricondurre a un maestro toscano attivo nella seconda metà del secolo XVI, forse gravitante intorno alla cerchia di Andrea Boscoli - deriva dal "Ganimede con l’aquila" agli Uffizi e dal "Bacco con cane", oggi nel Palazzo Medici-Riccardi a Firenze, sculture esposte entrambe nella raccolta del cardinale della Valle fino all’acquisizione da parte di Ferdinando de’ Medici all’inizio degli anni ’80 del XVI secolo.
Seppure di attribuzione incerta, i due disegni dell’Ambrosiana costituiscono un’ulteriore testimonianza del momento aureo vissuto dalla collezione della Valle prima della sua dispersione.
L’articolo presenta un disegno dall’antico conservato presso la Biblioteca Ambrosiana, realizzato... more L’articolo presenta un disegno dall’antico conservato presso la Biblioteca Ambrosiana, realizzato da un artista di scuola veneta e ravvicinabile alla produzione grafica di Marcello Fogolino. La tavola, eseguita all’inizio del ’500, restituisce un rilievo di età romana del II secolo d.C. oggi nel Palazzo Ducale di Mantova. Il foglio è analizzato alla luce di raffronti con testimonianze grafiche e documentarie, ma non solo, che attestano la fortuna del modello anche in epoche diverse e ci assicurano come esso fosse noto già a partire dal XVI secolo. Il caso esaminato fornisce un’occasione per approfondire alcuni aspetti della storia collezionistica dell’originale copiato, non emersi in precedenza, con particolare riferimento alla sua provenienza dalla collezione antiquaria di Vespasiano Gonzaga, duca di Sabbioneta.
Lo studio tratta alcuni disegni conservati presso la Biblioteca Ambrosiana che presentano copie d... more Lo studio tratta alcuni disegni conservati presso la Biblioteca Ambrosiana che presentano copie da rilievi antichi, realizzati da artisti del primo ’500 riconducibili alla cerchia di Cesare da Sesto. Se per quest’ultimo esiste già una nutrita bibliografia, gli altri fogli non hanno ancora ricevuto un’adeguata attenzione. Ogni disegno è analizzato alla luce di raffronti con simili testimonianze grafiche che documentano la fortuna dei modelli anche in epoche diverse. I casi esaminati forniscono un’occasione per rendere noto un piccolo ma particolarmente significativo gruppo del ricchissimo patrimonio delle antichità copiate nel ’500, ulteriore testimonianza del rinnovato e profuso interesse per il mondo antico da parte di artisti e collezionisti agli inizi del XVI secolo.
L’articolo presenta un’incisione a bulino e acquaforte firmata da Paolo Toschi (1788-1854), opera... more L’articolo presenta un’incisione a bulino e acquaforte firmata da Paolo Toschi (1788-1854), opera inedita appartenente al fondo documentario d’Ancona conservato all’ISAL. La tavola, eseguita al tempo del soggiorno parigino dell’artista avvenuto negli anni 1809-1819, riproduce sculture e monete di età romana che possono essere messe in relazione con monumenti tuttora esistenti. Il ritrovamento permette di porre sotto una nuova luce l’interesse del Toschi per la cultura antica, rapporto corroborato dall’ulteriore rispondenza di questa con una delle tavole realizzate per il celebre repertorio "Iconographie romaine", curato dall’erudito e antiquario romano Ennio Quirino Visconti.
Exhibition catalogue entries by Chatia Cicero
Books by Chatia Cicero

Cos'è l’artista se non l’«ospite parassita» delle sue stesse idee e ossessioni? Il titolo evoca l... more Cos'è l’artista se non l’«ospite parassita» delle sue stesse idee e ossessioni? Il titolo evoca la condizione ambivalente dell’essere ospitante, od ospitato, e la necessità di attingere energia emozionale da fonti e situazioni che ne alimentano la creatività. Il fascino, la sofferenza e il disgusto trasmessi dalla realtà sono per Arrivabene vitali forme di nutrimento, trasformate dall'immaginazione per costruire un nuovo modo di vedere, un mito personale da utilizzare come guida.
L’influsso parassitario si estende anche all'interno dei dipinti: inserzioni entomologiche, peduncoli o infiorescenze si cibano delle carni dei personaggi effigiati, lasciando proliferare nuovi tessuti connettivi che talvolta finiscono quasi per fagocitarne il respiro vitale. Ne scaturisce una concezione visionaria in cui mondo vegetale, animale e umano coesistono l’uno nell'altro a stabilire un abbraccio perpetuo così come un naturale sviluppo/fusione teratomorfica. Quella di Arrivabene è una pittura colta e seducente, intrisa di simboli ed enigmi vivificati da innumerevoli modelli di ispirazione: dalla mitologia classica ai Maestri del XV-XVI secolo, in primis Leonardo, Dürer, Bosch, e nel passato più recente Moreau, Redon, Ernst. Lo spettatore risulta così catturato da messaggi velati, quasi dovesse partecipare a un viaggio iniziatico che conduce alla rivelazione di una conoscenza ancestrale, di cui l’artista è generatore e dispensatore. Alla stregua di un alchimista, Arrivabene fa rivivere esperienze di carattere mistico travalicando i limiti spazio-temporali della personalità, del conscio e dell’inconscio, nell'incessante esplorazione di un universo interiore che si snoda tra reminiscenze di vite già vissute o solo vagheggiate.
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Significativa è la corrispondenza con il piccolo torso di bronzo custodito presso il Castello del Buonconsiglio di Trento, anch’esso acefalo, privo degli arti, con una ciocca di capelli sulla spalla destra, di forme e dimensioni pressoché equivalenti.
Il rinnovato ricorso al medesimo prototipo è attestato da un buon numero di bronzetti moderni del XVI secolo che mostrano numerose affinità in termini di composizione e formato. Una più recente fase della fortuna di questo modello sarebbe legata alla produzione ancora in tempi odierni di calchi in gesso destinati prettamente all’uso didattico. Nondimeno, la notorietà del torso frammentario dalla caratteristica torsione serpentinata è documentata attraverso un gruppo di disegni riconducibili a collezioni e autori differenti, da Girolamo da Carpi a Giovan Ambrogio Figino, a Francesco Morandini detto il Poppi, Passarotti e Michelangelo.
Attraverso questo caso studio si intende dunque aprire uno squarcio sulle relazioni reciproche connesse alla riproduzione, falsificazione e collezionismo di antichità, ma anche sulla ricezione delle forme dell’arte antica all’interno della cultura figurativa moderna.
Il primo foglio preso in esame, databile entro il primo quarto del ’500, trova rispondenza in un rilievo raffigurante "Artemide e Apollo" presso Villa Medici a Roma, ma che precedentemente era parte di quell’insieme di marmi che scenograficamente ornavano il giardino pensile di palazzo della Valle.
Il secondo disegno - da ricondurre a un maestro toscano attivo nella seconda metà del secolo XVI, forse gravitante intorno alla cerchia di Andrea Boscoli - deriva dal "Ganimede con l’aquila" agli Uffizi e dal "Bacco con cane", oggi nel Palazzo Medici-Riccardi a Firenze, sculture esposte entrambe nella raccolta del cardinale della Valle fino all’acquisizione da parte di Ferdinando de’ Medici all’inizio degli anni ’80 del XVI secolo.
Seppure di attribuzione incerta, i due disegni dell’Ambrosiana costituiscono un’ulteriore testimonianza del momento aureo vissuto dalla collezione della Valle prima della sua dispersione.
Exhibition catalogue entries by Chatia Cicero
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L’influsso parassitario si estende anche all'interno dei dipinti: inserzioni entomologiche, peduncoli o infiorescenze si cibano delle carni dei personaggi effigiati, lasciando proliferare nuovi tessuti connettivi che talvolta finiscono quasi per fagocitarne il respiro vitale. Ne scaturisce una concezione visionaria in cui mondo vegetale, animale e umano coesistono l’uno nell'altro a stabilire un abbraccio perpetuo così come un naturale sviluppo/fusione teratomorfica. Quella di Arrivabene è una pittura colta e seducente, intrisa di simboli ed enigmi vivificati da innumerevoli modelli di ispirazione: dalla mitologia classica ai Maestri del XV-XVI secolo, in primis Leonardo, Dürer, Bosch, e nel passato più recente Moreau, Redon, Ernst. Lo spettatore risulta così catturato da messaggi velati, quasi dovesse partecipare a un viaggio iniziatico che conduce alla rivelazione di una conoscenza ancestrale, di cui l’artista è generatore e dispensatore. Alla stregua di un alchimista, Arrivabene fa rivivere esperienze di carattere mistico travalicando i limiti spazio-temporali della personalità, del conscio e dell’inconscio, nell'incessante esplorazione di un universo interiore che si snoda tra reminiscenze di vite già vissute o solo vagheggiate.