soPapers by Paolo Allegrezza

Rinascita , 2026
Antonino Saggio ha scritto un libro tanto importante quanto inconsueto di questi tempi. Una "stor... more Antonino Saggio ha scritto un libro tanto importante quanto inconsueto di questi tempi. Una "storia dell'architettura" di ben 531 pagine che non si limita alla compilazione di una serie di ritratti, ma ha l'ambizione di una dare lettura critica e teoricamente orientata di quanto prodotto nell'arco di un secolo, è fenomeno raro se si considerano le condizioni in cui opera l'editoria culturale nel nostro paese. Definire il libro una storia dell'architettura può essere riduttivo, in quanto l'autore affronta criticamente i protagonisti e le tendenze contemporanee sviluppando dei mini saggi critici che riassumono le poetiche in campo, gli stili, i linguaggi. Di qui le scelte e le esclusioni, il diverso peso assegnato ai protagonisti, secondo un criterio che informa tutto il lavoro critico di Saggio. L'architettura da valorizzare è per lui quella che fornisce una risposta innovativa ad una crisi, individuando soluzioni concettuali, tecniche, stilistiche. In sintesi, lavorando sul linguaggio. E' la lezione di Bruno Zevi per il quale la crisi non è un momento da interpretare come trionfo del negativo, ma occasione da utilizzare come spinta verso il nuovo. Il libro si presta ad almeno due letture: dello specialista di architettura e del cultore della materia. E' quest'ultima che proporremo. Il Bauhaus è il movimento da cui tutto ha inizio, nel 1919. Il suo fondatore, Walter Gropius, interpreta la nuova visione dello spazio proposta dalle avanguardie artistiche del primo novecento. Il futurismo italiano con Balla e Boccioni mette su tela l'idea del movimento, i cubisti scompongono la figura umana e la riducono a geometria facendo saltare l'unicità del punto di vista, Kandinsky (insegnante presso la scuola dal '22) e Klee traducono l'astrazione in geometria: forme pure, colori primari, l'alfabeto del nuovo design industriale. Dalla rivoluzione di inizio secolo nasce una nuova architettura, il Bauhaus elimina la prospettiva sostituendola con la trasparenza prodotta dall'utilizzo di ampie vetrate; alla classica ripartizione dell'edificio inteso come blocco, si sostituiscono piani in sequenza che scorrono come immagini su uno schermo. L'architettura del nuovo secolo si misura con la velocità e l'essenzialità del prodotto industriale, niente più decorazioni, le superfici diventano lisce, il tutto si ispira ad un'idea di funzionalità che, tuttavia, senza la trasparenza non avrebbe dignità estetica. Il Bauhaus dà una risposta alla crisi aperta dall'accelerazione impressa dalla seconda rivoluzione industriale, trovando la risposta nel movimento. Ma non per tutti è questo il punto di partenza e arrivo. Almeno non lo è per Le Corbusier che individua nella forza dei volumi nella luce e nell'originale recupero di un'idea classica di edificio il nodo su cui lavorare. La "Ville Savoye" (1929-30) è il prototipo di un'architettura che fa della funzionalità la sua ragione d'essere secondo i principi di coerenza igienica, costruttiva, impiantistica; l'edificio è una "macchina per abitare" cui non è estranea la storia, qui la discontinuità con il Bauhaus, ma la cui ragion d'essere è l'equilibrio tra estetica e razionalità. Un'impostazione che applicherà ad una realizzazione di edilizia sociale come le Unità d'abitazione di Marsiglia (1952), dove realizza innovazioni quali la forma a L che permette il doppio affaccio est-ovest di ogni appartamento, i percorsi interni all'edificio, i pilotis, il tetto giardino.
On Time , 2024
Introduzione alla traduzione italiana di "On Time", Re Nudo, 2024.
Recensione a "Lo specchio di Caravaggio", A. Saggio, 2025
Il volume (Vita Nostra Edizioni, 2025) continua l'esplorazione di A.S. sull'opera di Caravaggio, ... more Il volume (Vita Nostra Edizioni, 2025) continua l'esplorazione di A.S. sull'opera di Caravaggio, privilegiando il legame con i nuovi strumenti dell'ottica che implicano una nuova estetica e una nuova visione del mondo. Centrale in questa lettura l'"affresco" al Casino Ludovisi, contenente riferimenti alchemici cari alla cerchia del Cardinale Del Monte
Left. Rivista, 2024
Sull'esempio di Matisse, in queste tele prevale la volontà di vivere con pienezza la relazione co... more Sull'esempio di Matisse, in queste tele prevale la volontà di vivere con pienezza la relazione con il vivente, fonte di gioia e potenza generatrice Antonino Saggio è un teorico dell'architettura, il che rende solo in parte la cifra di un lavoro posizionato in una terra di confine tra information technology e architettura. Da questo osservatorio propone e sperimenta, in quanto coltiva una dimensione laboratoriale che da anni si estrinseca nell'attività della sua cattedra a Sapienza e nel Sicily Lab, modelli teorici tesi ad affrontare quelle che definisce "crisi", faglie aperte nello spazio sociale. Possono riguardare gli Urban voids romani o un intervento fondato sul recupero del Tevere e della sua infrastruttura viaria o la ricucitura del legame tra un antico insediamento greco (Gioiosa Guardia) e uno contemporaneo (Gioiosa Marea).
Antithesi. Giornale critico dell'architettura, 2024
Recensione alla mostra di Carla Accardi, Roma, Palazzo delle Esposizioni di Roma, aperta sino al ... more Recensione alla mostra di Carla Accardi, Roma, Palazzo delle Esposizioni di Roma, aperta sino al 9 giugno 2024. Occasione della mostra il centenario dell'artista. https://www.antithesi.it/

Atithesi. Giornale di critica dell'architettura, 2024
Tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, arti visive, letteratura, poesia e la nostr... more Tra gli anni Sessanta e Settanta dello scorso secolo, arti visive, letteratura, poesia e la nostra architettura creavano un insieme intercomunicante, che insieme complottova per una nuova direzione della società. Peter Eisenman creava opere concettuali e nel nostro paese Franco Purini si ispirava a poeti come Nanni Balestrini. In questi giorni alla Galleria comunale di Arte moderna di Roma si tiene una bella mostra sulla poesia visiva del Gruppo '70. Ne parla su antiTHeSi il critico letterario Paolo Allegrezza. Michele Perfetti, L'ingranaggio, 1965ca Che la letteratura italiana abbia una struttura policentriaca è acquisizione critica consolidata, basti ricordare gli studi di Contini, Dionisotti, Isella. Il dato trova conferma se si guarda alla vicenda delle seconde avanguardie con la proliferazione di gruppi e riviste attive fin dalla fine dei '50 in giro per l'Italia. Protagoniste città come Genova ("Ana eccetera" e il "Gruppo studio"), Napoli (da "Documento sud" a "Continuum"), Brescia ("Gruppo internazionale di poesia visiva"), Firenze ("Gruppo
"E' passata a nuttata na canzona d'ammore", 2023
Una ricostruzione della lunga durata dell'avanguardia a Napoli, presenza distonica cha ancora ogg... more Una ricostruzione della lunga durata dell'avanguardia a Napoli, presenza distonica cha ancora oggi produce rumori disturbanti.
Antithesi. Giornale critico dell'architettura, 2022
Articolo sulla mostra di Michele Longo, presso la Fondazione Besso a Roma (giugno - luglio 2022).
Antithesi. Giornale di critica dell'architettura, 2022
L’articolo ricostruisce l’attività ventennale del movimento d’avanguardia napoletano, dal “Gruppo... more L’articolo ricostruisce l’attività ventennale del movimento d’avanguardia napoletano, dal “Gruppo ‘58”, legato all’esperienza dell’arte nucleare, alle varie riviste prodotte nei decenni successivi. L’elemento di continuità è la ricerca di un’arte totale che superi le specificità disciplinari, individuando, al contempo, forme di produzione radicalmente alternative al mercato. Il lascito di questa esperienza sta nella radicalità delle scelte compiute sul piano linguistico e nel rifiuto di un’arte ridotta alla mera declamazione.
Antithesi, 2022
Guardando le immagini rallentate proposte nei video di Bill Viola, viene da pensare alla riflessi... more Guardando le immagini rallentate proposte nei video di Bill Viola, viene da pensare alla riflessione di Italo Calvino sulla leggerezza come qualità imprescindibile della letteratura del nuovo millennio.
L'amministrazione assente : uffici e burocrazia municipali a Roma da Pio IX alla febbre edilizia (1847-1882)
Statuta terrae Pontiani : diritto e organizzazione della vita sociale in una comunità dell'alto Lazio nel XVII secolo
Regioni, cooperazione e raccordo : le alchimie del potere : Prove di federalismo : sedi di raccordo interistituzionale, burocrazia, equilibrio dei poteri
G. K. Chesterton e l'Inghilterra : una "breve storia

Ciò che più colpisce del "discorso pubblico" intorno alla letteratura, è la sua assenza, contrari... more Ciò che più colpisce del "discorso pubblico" intorno alla letteratura, è la sua assenza, contrariamente a quanto avviene nelle arti visive in cui esplicite scelte di tendenza, si pensi all'impostazione di Kassel-Documenta, sono tutt'altro che rare. Nel campo letterario, al contrario, fatta eccezione per poche voci critiche, prevalentemente al femminile, ciò che prevale è un'informazione neutra, attenta a non schierarsi. Conseguenza della resa al dominio incontrastato dell'"intrattenimento", secondo la definizione che ne diede Foster Wallace, in cui i requisiti richiesti sono leggibilità e trama accattivante. Tutto ciò riguarda, tuttavia, il romanzo, in quanto la poesia, in forza della sua fragilità sul mercato, ha usufruito di un isolamento che nel corso del tempo le ha giovato. Non che gli effetti della restaurazione anti avanguardia dei primi anni '80 non si siano fatti sentire, basti pensare alla fortuna di cui oggi ancora godono le poetiche scaturite dalla "parola innamorata", ma in questo caso la resistenza di coloro che rifiutavano di rassegnarsi alla centralità dell'io lirico, è stata molto più efficace. D'altra parte, la vitalità della poesia a fronte di una certa stasi del romanzo è questione antica. Merito della presenza sulla scena degli autori della neo avanguardia che non hanno mai mollato la presa, Balestrini e Sanguineti su tutti, e poi di esperienze nuove che fin dagli anni '90 hanno dato nuova linfa alle scritture alternative: il Gruppo '93, riviste come "Baldus" e "Altri Termini", sul fronte della poesia sonora e visiva il lavoro di lunga durata di Arrigo Lora Totino, Giovanni Fontana, Lamberto Pignotti, sulla performance e sull'oralità hanno continuato a produrre Lello Voce, Tomaso Binga, Carmine Lubrano, quest'ultimo attivo anche con il progetto di "Terra del fuoco", riviste come "l'Immaginazione" e "Frequenze poetiche", cui si è aggiunto negli anni più recenti il "Gruppo Gamm" da cui è scaturita una nuova generazione di poeti. Video artisti, il caso più eclatante è quello di Ophelia Borghesan, che utilizzano computer grafica, animazioni, suoni, parole in un'originale e urticante lettura di questi nostri tempi; artisti totali come RezzaMastrella per i quali il lavoro di destrutturazione e reinvenzione della parola serve a svelare l'assurdo presente nei rapporti sociali. Solo alcuni dei nomi in campo, ma utili a rendere l'idea di un contesto assai attivo. Il motivo di questa sommaria rassegna ? E' necessario, nel momento in cui si sceglie di lavorare creativamente sulla parola, dichiarare il proprio posizionamento, in quanto la poesia, così come l'arte, non nasce da una solitaria ispirazione ma è la conseguenza di un percorso di ascolto, studio e, termine quasi impronunciabile oggi, lavoro teorico. Il punto da cui partire è l'idea di un lavoro sul reale che neghi lo statuto privilegiato dell'io e dia voce ad una sorta di testo senza autore, prossimo a quell'idea di voce corale, di cui ha parlato l'ultimo Sanguineti. Per lavoro sul reale non va intesa la registrazione di materiali, ma la resa del flusso di immagini su immagini, frammentario e senza sintassi, su cui si forma il pensiero. Come nel caso della meditazione, il contrario del vuoto, punto da cui inizia il processo di liberazione dell'io. In questo senso la poesia può essere intesa anche come una meditazione sulla
Frequenze poetiche, 2021
Introduzione all'edizione italiana di "Danger on Peaks" di Gary Snyder, pubblicato su Frequenze p... more Introduzione all'edizione italiana di "Danger on Peaks" di Gary Snyder, pubblicato su Frequenze poetiche n. 31, gennaio 2021.

Terre del Fuoco , 2020
Cosa vogliamo essere, cosa vogliamo diventare. Pensare la soggettività dentro l'attuale situazion... more Cosa vogliamo essere, cosa vogliamo diventare. Pensare la soggettività dentro l'attuale situazione di crisi, è un possibile punto di partenza se si ritiene la produzione di linguaggio risorsa necessaria di aggressione del reale. Per crisi intendiamo il passaggio/trasformazione impresso al vivente dal processo di accumulazione legato alla produzione materiale (tutt'altro che estinta) e a quella immateriale, generatrice quest'ultima di informazioni e codici che costituiscono il vero filone aureo del nuovo capitalismo molecolare. Questa fase, riferita da molti alla categoria del postumano, rischia di produrre nuove ingiustizie e un'aggressione senza precedenti agli equilibri dell'ecosfera, ma apre potenzialità tutte da costruire. Sta a noi capire se vorremo abitarla secondo le tristi parodie dell'identità e della paura oppure immaginare nuove forme di relazione. L'avanguardia rappresenta uno dei possibili campi di questa sperimentazione, un'alternativa alla rassegnazione che segna le ormai stanche poetiche della distopia. Elogio della critica Un campo aperto che si avvale dei posizionamenti teorici cui il pensiero critico, nelle sue varianti femministe, postcoloniali, queer sta da anni lavorando e che hanno generato feconde ibridazioni. I lavori di tre artiste/i appartenenti a generazioni ed esperienze diverse ma accomunate/i da una chiara istanza di ricerca critica, aiutano ad esemplificare. Laurie Anderson (1947) in Moon, performance del 2004 scaturita da una residenza presso l'Art Program della Nasa affronta il nodo arte-scienza superando il convenzionale modello della catastrofe per interrogarsi sulla possibilità di una combinazione umano-tecnologico-animale in cui il cyborg impersonato dall'artista sul palco rimanda ad una condivisione collettiva del sapere scientifico; Spike Lee (1957) ha girato nel 2017 She's gotta have it, una serie ispirata al personaggio di Lola Darling, il suo film del 1985. Protagonista, un'artista afroamericana impegnata a definire sé stessa nel doppio confronto con il potere maschile (nella sua versione black) e il mercato. Il tutto con il consueto stile anti narrativo, fatto di continui interventi musicali e argomentativi che accompagnano l'attacco all'America razzista e al "clown" della Casa Bianca (frase ripetuta spesso in coro) che ne è espressione; Regina José Galindo (1974), è un'artista guatemalteca da anni impegnata nella riflessione sul potere partendo dall'esposizione del suo corpo e dalla affermazione del totale coinvolgimento dell'artista e del pubblico nei meccanismi di violenza e resistenza in atto; in una performance del 2010 al Madre di Napoli, si espone nuda, rannicchiata come un feto e protetta solo da un piccolo cubo di plexiglas alle bastonature di un gruppo di aguzzini che evocano il contrasto tra la violenza cieca del comando e la resistenza dei corpi.

Mondoperaio , 2012
Mondoperaio 3/2012 Se vi è stato un intellettuale estraneo alla dissimulazione (anche onesta), qu... more Mondoperaio 3/2012 Se vi è stato un intellettuale estraneo alla dissimulazione (anche onesta), questi è Bruno Zevi. «Un eretico, restio all'omologazione, all'adesione a schieramenti, a fedeltà a priori (Saggio, 2000). Eppure non si pensi alla figura di un isolato, semmai di un "inorganico", perché Zevi appartiene a pieno titolo a quella schiera di intellettuali del '900 in grado di essere maestri sul campo e di incoraggiare al parricidio (Bartolozzi, 2001), instancabili suscitatori di energie collettive (Teodori, 2002). In nessuna delle sue imprese-dalle riviste, ai convegni, alle mostre, alle collaborazioni giornalistiche, alla televisione-vi è il segno dell'autoreferenzialità, per quanto sia più che visibile la sua impronta. Zevi fu uno straordinario produttore d'idee riconducibili ad un filo conduttore: l'interesse all'innovazione, pendant dell'ispirazione libertaria, da sviluppare attraverso una tenace azione di smontaggio del provincialismo culturale italiano (Saggio, 2002). Senza deleghe, senza bisogno di imprimatur. Ed ebbe la capacità di giocare sia sul livello della grande editoria, il riferimento è all'ininterrotta appartenenza einaudiana, sia su quello della sperimentazione in proprio di nuovi strumenti comunicativi, come dimostrano l'esperienza di Teleroma 56, le collane economiche Newton-Compton, le stesse apparizioni al Maurizio Costanzo show. E allora se fu un isolato, Zevi lo fu alla maniera di un Capitini, di un Dolci, non a caso suoi costanti interlocutori, come loro costantemente attento all'azione dal basso e alieno dall'autocompiacimento. Impossibile scindere il critico, per il quale il nesso tra architettura e morale era irrinunciabile, dal politico (Prestinenza Puglisi). Il filo conduttore è il sessantennio di militanza liberal-socialista, con i due termini separati tra loro come era solito utilizzarli riferendosi all'esperienza azionista.

Mondoperaio /7, 2011
liberalsocialista, «Mondoperaio», n. 7, luglio 2011. Perché richiamare l'attenzione sul percorso ... more liberalsocialista, «Mondoperaio», n. 7, luglio 2011. Perché richiamare l'attenzione sul percorso politico di Walter Binni, uno dei maggiori storici della letteratura italiana del '900? La risposta ci rimanda a due ordini di problemi: uno connesso alla vicenda del liberalsocialismo, l'altro legato al percorso intellettuale di Binni nel decennio compreso tra la metà degli anni '30 e l'inizio dell'egemonia democristiana. Nel corso del '900 coloro che a sinistra si sono posti fuori dell'orizzonte onnicomprensivo del marxismo, hanno scontato un deficit di consenso di cui l'infelice esito della vicenda azionista è solo l'esempio più eclatante. La condanna del "riformismo senza popolo", segnato dalla frammentazione, percepito per un verso come elitario, per un altro espressione di una critica debole del capitalismo. Una chiave di lettura che, tuttavia, non regge nel caso del liberalsocialismo di Capitini (e Binni). Diversamente dall'interpretazione che ne dava Calogero, per loro il liberalsocialismo non si riduceva alla sintesi fra libertà e giustizia sociale, ma insisteva sull'esigenza di un rinnovamento radicale della società italiana. Sul piano morale e dei rapporti sociali. Un'esperienza per molti versi di difficile inquadramento, ma certamente estranea a due tendenze storiche del socialismo italiano: il settarismo velleitario, la tentazione del compromesso opaco. Ma chiariamo il riferimento al percorso intellettuale di Binni. Gli intellettuali italiani durante il fascismo, salvo un piccolo manipolo di oppositori, si divisero tra indifferenza nei riguardi del regime e adesione entusiastica; salvo pervenire, in quest'ultimo caso, alla provvidenziale "redenzione" comunista (Serri, 2009). Binni inizia l'attività antifascista nel periodo immediatamente successivo alla laurea, nel '36 a 23 anni, quando comincia l'attività nei gruppi liberalsocialisti promossi da Capitini. Contemporaneamente, collabora alla rivista del Guf pisano, "Il Campano" (L. Binni 2011, p. 13), con recensioni letterarie. Alcuni anni dopo troveremo la sua firma su "Primato" di Bottai. Vi scrive cinque recensioni di libri di critica letteraria e un articolo sull'opera di Gadda (nn. 12/'41-8, 10, 14, 22/'42-4/'43). Pezzi nei quali espone l'idea di una critica letteraria fondata sullo studio della poetica come chiave per comprendere il rapporto dell'opera con il suo tempo. Un metodo quanto mai lontano da un'estetica del disimpegno e dell'evasione. Nulla a che fare, quindi, né con la mancata assunzione di responsabilità, né tanto meno con l'adesione al regime. Un percorso simile a quello di altri liberalsocialisti-Ragghianti, Enriques Agnoletti, Codignola, Zevi-antifascisti prima e "fuori fase" poi, negli anni dell'Italia comunista e democristiana. Biografie unite dall'impegno militante per un' "altra" sinistra a lungo perseguito e sempre mancato (Teodori 2008, p. 48). Non si tratta, tuttavia, di una vicenda esauribile
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soPapers by Paolo Allegrezza