Collaboratore esterno Department of Human Neuroscience "La Sapienza" University of Rome
Assegnista di Ricerca presso UPO (DiMET e DiSSTE)
Docente di ruolo in Filosofia e Storia presso scuole secondarie di secondo grado
Direttore editoriale di Mefisto. Rivista di Medicina, Filosofia e Storia (edita da ETS)
Caporedattore di Fiume. Rivista di studi adriatici (edita dalla Società di Studi Fiumani di Roma)
Membro del Comitato editoriale di Aging Project UPO (https://www.agingproject.uniupo.it/)
https://upobook.uniupo.it/emiliano.loria
Supervisors: Advisor
Address: Università del Piemonte Orientale
Complesso San Giuseppe
Piazza Sant'Eusebio 5
Vercelli, 13100
Assegnista di Ricerca presso UPO (DiMET e DiSSTE)
Docente di ruolo in Filosofia e Storia presso scuole secondarie di secondo grado
Direttore editoriale di Mefisto. Rivista di Medicina, Filosofia e Storia (edita da ETS)
Caporedattore di Fiume. Rivista di studi adriatici (edita dalla Società di Studi Fiumani di Roma)
Membro del Comitato editoriale di Aging Project UPO (https://www.agingproject.uniupo.it/)
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Papers by Emiliano Loria
[Voce per il DIZIONARIO BIOGRAFICO FIUMANO]
comuni psichedelici (psilocibina e LSD) è l’attivazione del recettore
5-HT2A, ma è certo che dosi adeguate di psilocibina e LSD (che hanno
una struttura chimica molto simile) potrebbero innescare modulazioni
neurochimiche più ampie come cambiamenti nella trasmissione anche
del glutammato.14 Gli studi MEG ed EEG mostrano costantemente
riduzioni della potenza oscillatoria in un’ampia gamma di frequenze
cerebrali in presenza di psilocibina e LSD. Le riduzioni della potenza
delle oscillazioni in banda alfa, localizzate principalmente nella corteccia
parietale e occipitale, sono state correlate all’intensità degli effetti
visivi allucinatori. Gli effetti di dissoluzione dell’ego e le esperienze di
tipo mistico sarebbero invece associate a riduzioni della potenza alfa
localizzate alle cortecce cingolate anteriori e posteriori e alle regioni
paraippocampali. Gli studi sull’uomo hanno poi enfatizzato i fattori extra-farmacologici che potrebbero modulare le risposte terapeutiche indotte dagli psichedelici, tra cui il set, il setting e l’integrazione, ovvero lo stato mentale del paziente e le condizioni in cui riceve la terapia. Quest’ultima considerazione ci consente di introdurre il paradosso
psichedelico, che sintetizziamo nella definizione di farmaco-tramite
(channel-drug). L’elemento trasformativo indotto dalla sostanza psichedelica
(più esattamente dalla quantità necessaria per innescare l’alterazione
della coscienza in senso allucinogeno) non è di per sé l’agente
curativo; ovvero, la terapia non sta nell’assunzione del farmaco,
come avviene per molti medicinali comunemente intesi. Il farmaco
psichedelico, al contrario, potrebbe portare a esiti negativi se assunto
in assenza di un contesto terapeutico e senza il vigile controllo di
personale medico specializzato.
di un bambino che attraversa gli anni della persecuzione ebraica in Europa, dall’entrata in vigore delle leggi razziali in Italia, nel 1938, alla liberazione di Roma nell’estate del 1944. È la storia di un’infanzia in bilico tra la prigionia e la clandestinità, tra il rischio di un viaggio senza ritorno ad Auschwitz e la solitudine in un collegio ecclesiastico di Roma. Come nelle storie di paura che oggi riempiono con divertimento il nostro tempo libero sotto forma di libri, serie e film, quelle storie in cui i giochi infantili diventano una realtà da incubo, Giovanni, ad appena 7 anni, e i suoi fratelli, riescono a salvarsi nascondendosi e cambiando identità. Fingendosi un bambino cattolico, Gianni trascorre mesi al riparo in un collegio religioso romano. In questo modo riesce a sfuggire all’arresto in una Roma spettrale, sorvegliata dalle SS, percorsa in lungo e largo dalle truppe tedesche e repubblichine, colpite talvolta da sabotaggi e sporadici attacchi di partigiani (molte sono a Roma le sigle dei combattenti per la libertà), ai quali si risponde con retate di squadre fasciste specializzate, che arrestano oppositori politici ed ebrei (facendoli poi fucilare o deportare) il più delle volte grazie a delazioni di cittadini. Roma, non solo sull’orrore della guerra, ma sulla disfatta morale che essa porta con
sé, sempre. Gli eccidi nella Capitale, quello della Storta il 6 giugno 1944 e
quello di poco precedente delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 19443, sono il tragico epilogo di 9 mesi di occupazione. Il racconto di Polgar ha un ampio respiro e restituisce un quadro sufficientemente dettagliato di una famiglia ebraica di Fiume. Non è la prima volta che la nostra rivista si occupa dell’ebraismo fiumano attraverso una prospettiva, per così dire, interna. Si vedano in merito le interviste a Laura Einhorn (in Fiume, n. 14/2006) e a Federico Falk (Fiume, n. 10/2004), che nel testo sono nominati. Stavolta, tuttavia, il racconto-intervista che presentiamo ai
lettori è diverso, perché frutto di un esperimento che crediamo interessante e da emulare, nato dalla collaborazione tra l’Archivio Museo Storico di Fiume e l’IIS Via Silvestri 160, all’interno del progetto scuola alternanza lavoro coordinato dalle professoresse Fiorella Vegni e Loredana Mainiero. In particolare, ai fini del lavoro di sbobinatura e composizione, la prof.ssa Vegni (docente di storia e filosofia) ha seguito le studentesse Federica Marini, Alice Orsini e Aurora Proietti della classe VD (a. s. 2022/23) del plesso “M. Malpighi” Liceo scientifico tradizionale, e la prof.ssa Mainiero (docente di Lettere e Storia) ha seguito le studentesse Giada Gemellaro, Sara Paganelli e Alessia Moscetta della VC (a. s. 2021/22) del plesso “A. Volta” Liceo scienze applicate.
Claudio Benevenia è venuto a trovarci presso la sede dell’Archivio Museo Storico di Fiume nel Quartiere Giuliano-Dalmata, che già conosceva. Il motivo era parlare della tragica scomparsa di suo fratello Lucio, annegato in mare dai partigiani comunisti jugoslavi all’indomani dell’8 settembre 1943, nei pressi dello stretto di Sdrelaz in Dalmazia. In realtà, le dinamiche della sua morte sono ancora da chiarire con esattezza e purtroppo temiamo che non sarà più possibile risalire alla verità dei fatti. Lo stesso Claudio e i famigliari, per molti anni, hanno avuto poche informazioni. L’unica certezza è che Lucio non ha più fatto ritorno nella sua Zara. Era un giovane sportivo, già compagno di Ottavio Missoni nella Società Ginnastica Zara, e poi affermato giocatore della Nazionale italiana di
basket, nella quale spiccava per talento con il suo amico Vittorio Gassman, assieme al quale giocava anche nella società sportiva Parioli di Roma. Come racconta il fratello Claudio, Lucio si era trasferito a Torino da Zara per lavoro, prima dello scoppio della guerra. Dal 1942 era stato richiamato come aviere. L’8 settembre si trovava a Pescara e con i suoi commilitoni, alcuni zaratini, decise di imbarcarsi da Ancona alla meno peggio su una barca a vela per raggiungere Zara. Erano quasi arrivati sulle sponde dalmate quando furono intercettati da una pattuglia partigiana del luogo. Fin qui il racconto di Claudio, che ignora ulteriori dettagli della scomparsa del fratello: il nome dei compagni di Lucio, i sopravvissuti al fermo, gli aguzzini. Certa, invece, sembra la modalità della morte: annegato in mare con un sasso al collo. Foibe azzurre vengono chiamate,
per distinguerle da quelle carsiche nella Venezia Giulia. La Dalmazia annovera pochissime foibe, come quella di Kevina Jama, dove molti “nemici del popolo” furono liquidati in questa maniera, anche a guerra finita.
rappresenta un caso davvero singolare nel panorama archivistico
italiano, nonché un esempio paradigmatico delle alte funzioni
culturali e conservative che un archivio storico è chiamato a ricoprire. A sessant’anni dalla sua nascita, la specificità dell’Archivio Museo
storico di Fiume risiede proprio nel fatto di continuare a rappresentare per la comunità di visitatori e studiosi (non tanto, quindi,
per i discendenti) luogo elettivo di sedimentazione e trasmissione dell’identità italiana di frontiera. Il paper si sofferma sull'iter di acquisizione, conservazione, inventariazione del fondo personale intitolato a Riccardo Zanella, uno degli uomini politici più importante nella storia di Fiume della prima metà del '900, in quanto è stato uno dei primi dirigenti del Partito Autonomo fiumano e presidente eletto dello Stato Libero di Fiume (1921-24), istituito con il Trattato di Rapallo (1920). Il Governo Zanella restò in carica solo alcuni mesi, in quanto destituito dal primo colpo di Stato fascista avvenuto il 3 marzo 1922, sei mesi prima della Marcia su Roma.
Rome within the quartiere Giuliano-dalmata (Julian-Dalmatian Quarter), is
the repository of many memories that refer to the past – recent or remote - of the city of Fiume, today Rijeka in Croatia. A memory as vast as it is extraordinarily multifaceted, if we think of the completely random and bumpy ways in which it has been deposited over time, starting from the second postwar period. The paper will focus on a series of documents in Italian written starting from the 16th century until the late 19th century. As results of donations from exiles or descendants, or sensitive collectors, these documents are kept in various funds and include statutes, diplomas, legal acts, certificates, letters, reports. They testify to the life of private citizens with commercial activities, or, for example, with institutional positions in the municipal representation, thus highlighting the use of the Italian language on a formal and informal level in the urban milieu (www.fiume-rijeka.it)