VIII Congresso nazionale di archeologia medievale - volume 1, a cura di F. Sogliani, B. Gargiulo, E,Annunziata, V. Vitale, 2018
La "torre dei diamanti"in Caste! Gavone (Comune dì Finale Ligure - SV), per la sua concezione arc... more La "torre dei diamanti"in Caste! Gavone (Comune dì Finale Ligure - SV), per la sua concezione architettonica e per il paramento murario con bugnato "a punta di diamante”, dal quale trae la denominazione, costituisce uno dei più prestigiosi esempi di architettura fortificatoria italiana delia fine del XV secolo. Essa è ispirata ad un ricercato modello totalmente estraneo all'ambiente ligure, facendo piuttosto riferimento a contesti cuìturali dove si sperimentavano forme architettoniche d'avanguardia nel quadro del rinnovamento delle opere fortificatorie rinascimentali tra l'Italia centrale e quella padana.
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Papers by luca finco
In the Middle Ages, between Southern Piedmont and Western Liguria,
a well-documented network of trading and exchanges facilitated the
sharing of architectonic models and technique know-hows and the
circulation of skilled craftsmanship. The Mendicant Orders were
welcomed in this region, namely around Savona and Finale. Out of
those local settlements, this study focuses on eleven cases from the
13th - 14th Century, either fully or partially preserved, of which two
are documented foundations with no material evidence. In Mondovì,
the original San Domenico has been preserved only in its iconographic
representation, whilst the first San Francesco in Cuneo is visible
in the archaeological site; the San Domenico’s ruin in Savona is an
inaccessible heritage site, and San Francesco and San Domenico in
Albenga, together with San Francesco in Ceva, have changed their
original purpose. Generally, the initial architectural establishment
is still identifiable through the organisation of the presbytery in
quadrangular areas and the use of the modular structure, with little
changes. Despite the relevance of some, these worksites do not match
the well-articulated structure of the referential Genoese religious
buildings. In five cases, including San Francesco in Ceva (and some
analogies in the parish church in Triora), the 14th Century’s stony
portals reflect the Orders’ relationship with the local territory. The
choice of iconographic themes for the sculptural compositions is a basic
one, sometimes with later adjustments (like Del Carretto’s heraldry
at Santa Caterina in Finalborgo). Where possible and with a focus on
grounds plan and typology, building techniques, materials and their
provenance and open-spaces solutions, the intradisciplinary analysis
has led to a useful data collection for a comparison
stratigraphic analysis of buildings and the interpretation of
construction phases
A non-destructive method of stratigraphic analysis was used on
the church of Santa Giulitta in Bagnasco (Cuneo, Italy). The church
was built between the 17th and 18th centuries but on a pre-existing building from the 15th century. The method integrates thermographic data with the architectural relief up to the detail of the
single stone element. The goal was to obtain an overall view of the
surfaces analysed as well as to provide quantitative data using the
IR masonry Abacus.
Il primo nucleo è il romitorio che si sviluppa in ambienti ipogei nel settore sud-orientale; pochi metri a nord-est in superficie si colloca il secondo, la Vielle Eglise reduite en Caserme individuata alla fine del Settecento dal Pian du fori de Ceve in uno spiazzo vicino al corpo di guardia, a ridosso del bastione Sainte Marguerite.
Del complesso sotterraneo rimangono sette ambienti, della chiesa sulla Rocca della Guardia resta la parete settentrionale, già oggetto di uno scavo archeologico e qui studiata tramite lettura stratigrafica dell’elevato’. Per entrambi, il processo conoscitivo è stato avviato con un rilievo architettonico.
archivistica non è sufficiente
a fornire indicazioni esaustive
sull’evoluzione architettonica di un
edificio, la tecnologia può divenire
un valido ausilio; ciò soprattutto nel
caso in cui renda possibile leggere
“sotto pelle” – ovvero sotto lo strato
di finitura – la tessitura muraria in
maniera non lesiva per la materia
costituente l’oggetto d’indagine.
È questo il caso dell’applicazione
della termografia all’infrarosso alle
superfici interne della chiesa di
Santa Giulitta in Bagnasco, in cui la
possibilità di visualizzare la tessitura
muraria al di là del visibile attraverso
la tecnica termografica rappresenta
un elemento fondante per la lettura e
l’interpretazione delle fasi costruttive
che hanno interessato la fabbrica.
del complesso che emerge solido dal bosco ai
margini del recinto dell’antica fortificazione. Il volume,
percepibile con difficoltà dal fondovalle, è composto da
due chiese contigue, fra loro distinte e disposte quasi
ortogonalmente. Con l’impegnativa superficie
di 340 metri quadri, la struttura maggiore impone per prima
domande sulla sua genesi e sui committenti.
Le principali fonti ne datano la fondazione alla metà del
secolo XVII, tuttavia le ricerche qui esposte mettono in
relazione nuove osservazioni per la definizione della sua
ormai chiara origine medievale.
La metodologia di indagine, messa a punto per il caso
specifico, si è avvalsa di diverse competenze per giungere
alla realizzazione di un rilievo architettonico integrato da
molte immagini termografiche all’infrarosso, finalizzato
alla mappatura e al riconoscimento delle diverse tessiture
murarie e dei materiali in opera.
In questo territorio non sono ancora state esaminate le testimonianze pervenute connesse alle fasi edificatorie del periodo, perciò manca la quantità congrua di rilievi architettonici che consente lo studio esaustivo del caso.
The petrographic, architectural and historical analysis of single cases perfectly frames the preferences given to some lithotypes, local and not, the re-use hierarchies and the values conferred on them
Per la parte inferiore, corrispondente al primo ordine, è stata scelta una pietra che oggi appare quasi completamente bianca ma che in origine, non intaccata dal degrado, doveva apparire di un colore rosa tenue e omogeneo, come nella facciata di San Fedele a Milano